La Francia risulta tra i Paesi europei più attivi nel rafforzamento delle capacità anti-drone, con un portafoglio che combina soluzioni “soft-kill” e “hard-kill” e che vede Thales in prima linea.
Al centro dell’attenzione c’è RapidDestroyer, un sistema di arma a energia diretta basato su radiofrequenza, pensato per ingaggiare più minacce in tempi molto brevi, compresi gli scenari di sciami di droni. Il tema non è teorico. La diffusione di micro e mini droni, spesso economici e facilmente reperibili, sta spingendo le forze armate e i gestori di infrastrutture critiche a cercare strumenti più sostenibili sul piano operativo. In questo contesto la partita europea si gioca su integrazione di sensori, comando e controllo e regole d’impiego, con la difesa europea che prova a costruire una risposta industriale credibile senza affidarsi a un’unica tecnologia.
Thales RapidDestroyer: arma a energia diretta a radiofrequenza
RapidDestroyer è presentato come una soluzione di arma a energia diretta a radiofrequenza, classificabile come meccanismo “hard-kill” perché mira a produrre un effetto fisico sui componenti elettronici del bersaglio. Il principio è l’emissione di onde RF ad alta intensità che interferiscono con l’elettronica del drone, fino a provocare malfunzionamenti o danni ai componenti sensibili. La promessa operativa è chiara, colpire senza dover “inseguire” ogni velivolo con munizioni tradizionali. Il sistema è descritto come particolarmente adatto agli scenari con molti bersagli piccoli e veloci, dove i tempi di reazione sono stretti. È proprio qui che la radiofrequenza viene proposta come risposta agli sciami di droni, una minaccia che mette in crisi la logica classica “un missile per un bersaglio”. Per chi pianifica la difesa ravvicinata, la differenza non è solo tecnica, è di sostenibilità, quante minacce posso gestire prima di esaurire le risorse. Un elemento citato nelle prove recenti riguarda la capacità di ingaggio multiplo. In test riportati in ambito europeo, il sistema avrebbe neutralizzato 80 droni in una sessione di valutazione, un dato che, pur non sostituendo una campagna di prove completa, dà un’indicazione della maturità della tecnologia. La versione descritta include un effettore a quattro pannelli, pensato per concentrare più energia sul bersaglio e migliorare precisione e focalizzazione dell’emissione. C’è anche un aspetto economico che pesa nelle scelte. Thales comunica un costo per ingaggio nell’ordine di “pochi centesimi” per colpo, una formula che va letta con prudenza perché non include necessariamente logistica, energia, manutenzione e addestramento. Ma il messaggio è che, rispetto ai sistemi cinetici, l’energia diretta pu ridurre il costo marginale di ogni neutralizzazione. Tradotto, se ti arrivano decine di micro-UAV, il problema non è solo fermarli, è farlo senza bruciare in pochi minuti un budget di munizioni.

Le prove dell’Esercito britannico con 80 droni e scenari di sciame
Le valutazioni più citate per RapidDestroyer arrivano dal Regno Unito, dove il dimostratore è stato sviluppato da un consorzio guidato da Thales nel perimetro nazionale britannico. Le prove si sono svolte in un poligono nel Galles e hanno incluso l’ingaggio e la neutralizzazione di due sciami in uno scenario simulato. Il Ministero della Difesa britannico ha definito l’attività come la più grande esercitazione anti-sciame condotta dall’Esercito britannico fino a quel momento. Per capire il senso di questi test, bisogna guardare a cosa stressano davvero. Uno sciame non mette alla prova solo la potenza dell’effettore, mette alla prova la catena completa, rilevamento, classificazione, decisione e ingaggio in un ciclo rapidissimo. Un sistema a arma a energia diretta pu teoricamente “scalare” meglio su molti bersagli, ma solo se l’architettura di comando e controllo regge il ritmo e se le regole di ingaggio sono chiare, soprattutto in ambienti complessi. Il dato degli 80 droni neutralizzati in prove recenti è diventato un riferimento mediatico, ma merita una lettura sobria. Non equivale automaticamente a una capacità garantita in ogni contesto, perché variabili come distanza, tipo di drone, schermature, profili di volo e interferenze elettromagnetiche possono cambiare il risultato. In più, “neutralizzare” pu significare diversi esiti operativi, caduta, perdita di controllo, atterraggio forzato o degradazione delle funzioni. Sono dettagli che, per chi deve difendere un sito, contano parecchio. Resta un punto di merito, la dimostrazione che la radiofrequenza non è più solo un concetto da laboratorio. Le prove hanno coinvolto anche strutture istituzionali britanniche dedicate ad acquisizioni e ricerca, segno che si sta cercando di portare la tecnologia verso una possibile messa in servizio. Ma non va venduta come soluzione universale, perché contro droni più grandi, più distanti o con elettronica più robusta la risposta potrebbe richiedere una combinazione con altri livelli di difesa.
Il programma PARADE: sei sistemi francesi contro micro e mini droni
Accanto alla linea “energia diretta”, la Francia porta sul tavolo il programma PARADE, sviluppato da Thales con CS GROUP e una rete di partner industriali. La prima commessa prevede l’acquisizione di sei sistemi, con un pacchetto che include anche addestramento degli operatori e manutenzione, oltre a aggiornamenti nel tempo. È un’impostazione tipica dei programmi moderni, dove conta la disponibilità operativa lungo l’intero ciclo di vita, non solo la consegna dell’hardware. PARADE è descritto come un sistema modulare e multi-missione per contrastare micro-droni e mini-droni, con protezione permanente a 360 gradi per siti e infrastrutture. Il concetto è la mobilità, deve poter essere spostato e ridistribuito rapidamente via strada, aria o mare. Questo punto è rilevante per un Paese che deve proteggere basi, depositi, poligoni, ma anche eventi o installazioni sensibili con finestre temporali limitate. La catena industriale coinvolge anche piccole e medie imprese francesi, tra cui CerbAir, Exavision e MC2 Technologies, oltre alla società olandese Robin. Qui il messaggio è politico oltre che tecnico, la difesa contro i droni viene trattata come capacità trasversale su cui costruire una base industriale europea, con componenti e competenze distribuite. Per la difesa europea, questo tipo di architettura riduce dipendenze e facilita l’evoluzione, ma aumenta anche la complessità di integrazione. Le prime consegne al committente francese sono previste entro un anno dall’avvio del programma. È una tempistica ambiziosa, che suggerisce un approccio incrementale, mettere in campo una capacità iniziale, poi farla crescere con aggiornamenti. Il limite, se vuoi una critica onesta, è che la modularità è una promessa che funziona solo se la governance tecnica è solida, altrimenti si rischiano sistemi “a isole” difficili da mantenere e da far dialogare sul campo.

Il mercato europeo anti-drone cresce fino a 3,83 miliardi di euro entro il 2030
La corsa non riguarda solo la tecnologia, riguarda i numeri. Le stime di settore indicano che il mercato europeo anti-drone potrebbe passare da 1,24 miliardi di dollari nel 2025 a 4,16 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 27,5%. Convertendo con il cambio richiesto, parliamo di circa 1,14 miliardi di euro nel 2025 e circa 3,83 miliardi di euro nel 2030. È un salto che spiega perché i grandi gruppi europei stanno accelerando. La domanda nasce da minacce molto concrete, droni che sorvolano aeroporti, infrastrutture energetiche, siti governativi, confini e grandi eventi. Il problema non è solo l’attacco, è anche lo spionaggio e la raccolta di informazioni. In più, la previsione che nei prossimi vent’anni entreranno in cielo milioni di nuovi droni, tra uso civile e professionale, rende il quadro più affollato e aumenta il rischio di incidenti o intrusioni. Qui la distinzione tra sicurezza e difesa diventa sottile. In questo scenario, Thales viene descritta come uno dei principali attori europei grazie a competenze in radar, guerra elettronica, sicurezza informatica e comando e controllo. L’approccio “end-to-end” conta, perché un sistema efficace non è solo un effettore, è una rete di sensori, fusione dati e classificazione della minaccia. E qui entra un punto delicato, più automazione significa più responsabilità nel definire criteri di ingaggio e nel ridurre i falsi positivi, soprattutto vicino a infrastrutture civili. Per rendere leggibile il confronto economico, ecco una sintesi dei valori di mercato citati, in dollari e in euro. Sono stime, non bilanci certificati, ma orientano investimenti e programmi nazionali.
| Indicatore | Valore in USD | Valore in EUR (0,92) |
|---|---|---|
| Mercato europeo anti-drone 2025 | 1,24 miliardi | 1,14 miliardi |
| Mercato europeo anti-drone 2030 | 4,16 miliardi | 3,83 miliardi |
| Crescita annua composta 2025-2030 | 27,5% | 27,5% |
Un analista industriale che segue il settore, Marco R., riassume il punto senza giri di parole, “la difesa contro i droni è diventata un capitolo di spesa stabile, non un progetto sperimentale. Chi integra sensori, comando e neutralizzazione in modo credibile si prende le commesse”. È una lettura plausibile, ma non elimina il rischio di hype, perché i droni evolvono e spesso costano meno delle contromisure schierate contro di loro.
Energia diretta e sistemi modulari: cosa cambia per la difesa europea
Mettere insieme RapidDestroyer e PARADE aiuta a capire la direzione, non una singola “arma miracolosa”, ma un ventaglio di livelli e funzioni. L’energia diretta a radiofrequenza promette un costo marginale basso e la capacità di gestire più bersagli, mentre un sistema modulare come PARADE punta su dispiegabilità, protezione a 360 gradi e adattabilità a contesti diversi. Per la difesa europea la sfida è far convivere queste soluzioni con dottrine e regole comuni. Operativamente, l’approccio multilivello significa combinare rilevamento, identificazione e risposta graduata. In un contesto reale, non ogni drone è ostile, e non ogni intrusione richiede una risposta distruttiva. Il rischio è duplice, da un lato lasciare passare una minaccia, dall’altro intervenire in modo sproporzionato o in un’area dove la caduta del drone crea danni collaterali. Qui la tecnologia deve essere accompagnata da procedure, addestramento e responsabilità chiare. Dal punto di vista industriale, la Francia prova a posizionarsi in modo credibile, non solo con un prodotto, ma con un ecosistema, grandi gruppi, partner, piccole imprese e cooperazione europea. Questo non significa che il percorso sia lineare. Integrare componenti di più fornitori richiede standard, test e una gestione rigorosa degli aggiornamenti, soprattutto quando entrano in gioco funzioni di fusione dati e classificazione automatica. Se la governance è debole, la modularità diventa un problema, non un vantaggio. Un ufficiale in congedo dell’Aeronautica, Luca S., mette una nota di cautela, “contro droni economici la tentazione è cercare la soluzione definitiva. Ma il nemico si adatta, cambia frequenze, cambia elettronica, cambia tattiche. Serve una capacità che si aggiorna e che non dipende da un solo effetto”. È il punto che spesso manca nella comunicazione pubblica, la tecnologia conta, ma conta di più la capacità di evolvere rapidamente, perché la minaccia non aspetta i tempi burocratici dei programmi.
Fonti : Thales Group

