La Francia ha avviato negoziati esclusivi con MBDA e Safran Electronics & Defense per dotarsi di un nuovo sistema di artiglieria a razzo a lungo raggio, il Thundart, destinato a sostituire i vecchi lanciarazzi LRU. La cornice finanziaria indicata è di 600 milioni di euro, con un obiettivo di capacità operativa iniziale entro il 2030 e prime consegne considerate già dal 2029.
La decisione, annunciata durante una grande fiera di difesa vicino a Parigi, viene letta come una scelta di sovranità industriale e di autonomia d’impiego, in un segmento dove l’offerta statunitense HIMARS era una delle opzioni sul tavolo. Per Parigi, il punto non è solo comprare un lanciatore, ma mettere sotto controllo nazionale munizioni, produzione e futuri sviluppi, riducendo dipendenze esterne in un settore sensibile.
Catherine Vautrin annuncia i negoziati esclusivi su Thundart
L’annuncio è arrivato il 15 giugno 2026, nel primo giorno di una fiera internazionale della difesa nell’area parigina. La ministra delle Forze armate Catherine Vautrin ha comunicato l’apertura di negoziati esclusivi con un raggruppamento definito “sovrano”, formato da MBDA e Safran, per fornire il successore del lanciarazzi unitario dell’esercito. Il programma di riferimento è la Frappe Longue Portée Terrestre, pensata per colmare un vuoto di capacità nella artiglieria a lungo raggio. Il perimetro non riguarda soltanto la munizione. Nella configurazione presentata, Thundart è un sistema completo che include razzo, contenitore, lanciatore e piattaforma. La piattaforma è descritta come basata su un autocarro 8×8, con due moduli di lancio, ciascuno con sei contenitori, per un totale di 12 razzi pronti al tiro. Tra i requisiti compare anche la trasportabilità su A400M, un vincolo che incide su massa, ingombri e architettura del sistema. Per capire il peso della scelta, conta anche la dinamica competitiva. La gara FLP-T, avviata dall’agenzia acquisti della difesa nel 2023, ha messo a confronto almeno due consorzi principali con contratti di partenariato per l’innovazione. Nella fase dimostrativa, i candidati hanno effettuato tiri di prova in primavera su un poligono della difesa sull’Île du Levant, nel Mediterraneo: prima il dimostratore legato a Thundart, poi quello del consorzio rivale. La selezione arriva dopo questa sequenza di prove, non come decisione “da scrivania”. La tempistica dichiarata resta stretta. Le aziende indicano una capacità operativa prima del 2030 come obiettivo raggiungibile, con consegne potenzialmente dal 2029. È un calendario ambizioso per un sistema che deve entrare in servizio con munizionamento nuovo, catena logistica dedicata e addestramento. Nella comunicazione pubblica, la politica sottolinea l’urgenza, ma la riuscita dipenderà dalla stabilità dei requisiti e dalla capacità industriale di scalare la produzione senza colli di bottiglia.
MBDA e Safran puntano su un razzo da 150 km
Il cuore del progetto è una munizione terra-terra con raggio d’azione indicato a 150 km, pensata per la “profondità” rispetto alle capacità precedenti. Nelle informazioni disponibili, la Francia dispone oggi di un numero ridotto di LRU in grado di colpire fino a circa 70 km, e l’obsolescenza dei mezzi in servizio ha spinto a lanciare il programma FLP-T. Thundart mira quindi a raddoppiare abbondantemente la portata utile, con ricadute su pianificazione, intelligence e gestione del fuoco. La struttura del sistema è stata presentata come relativamente matura: un lanciatore su camion 8×8, due moduli, dodici colpi complessivi. Questa soluzione privilegia mobilità e rapidità di dispiegamento, con un’impronta logistica più vicina ai sistemi ruotati moderni che a piattaforme cingolate pesanti. L’idea è avere un sistema che si sposti, tiri e riposizioni, riducendo l’esposizione, ma senza trasformare il lanciarazzi in un “oggetto esotico” difficile da mantenere sul lungo periodo. Le aziende hanno anche lasciato intendere un percorso evolutivo. Oltre alla munizione da 150 km, viene considerata la possibilità di varianti a maggiore portata, con un orizzonte che si inserisce nella pianificazione pluriennale francese. Qui serve cautela: parlare di “varianti” è diverso dal finanziarle, qualificarle e produrle. La scelta di una base industriale nazionale semplifica alcune scelte, ma non elimina rischi tecnici, soprattutto su propulsione, guida e robustezza in produzione di serie. Sul contributo industriale, MBDA porta competenze su testate e sistemi d’arma, mentre Safran Electronics & Defense valorizza la propria esperienza su kit di guida modulari maturati in altri programmi. Un tassello citato è anche la propulsione: nel perimetro europeo, MBDA pu contare sull’esperienza di Roxel, acquisita integralmente a fine 2024, in un segmento dove la continuità produttiva è spesso il vero vincolo. L’ambizione è avere controllo su componenti critici, non solo assemblaggio finale.
Il contratto da 600 milioni e la flotta FLP-T raddoppiata a 26
La cifra che circola come cornice è di 600 milioni di euro, collegata alla programmazione militare aggiornata. Nel quadro citato, la flotta prevista per il programma FLP-T viene raddoppiata da 13 a 26 sistemi. Almeno 13 sarebbero attesi entro il 2030, un obiettivo che, se rispettato, darebbe all’esercito un primo nucleo operativo per addestramento, dottrina e prontezza, in parallelo alla dismissione progressiva dei LRU. Il numero dei sistemi è un segnale politico e operativo. Passare da 13 a 26 non è solo “più lanciatori”, ma anche più equipaggi, più mezzi di supporto, più scorte di munizioni e più ore di addestramento. Il punto delicato è che un sistema a lungo raggio vale quanto la sua disponibilità di colpi, e la produzione di munizionamento deve reggere ritmi realistici. Una scelta nazionale punta a ridurre vincoli esterni, ma impone di investire in capacità industriale e in scorte, che spesso sono la voce meno visibile nel dibattito pubblico. Per rendere leggibile la scala economica e numerica, ecco una sintesi dei dati dichiarati nel perimetro pubblico del programma, senza entrare in dettagli non comunicati su prezzi unitari o quantità di munizioni, che restano elementi tipicamente coperti da riservatezza.
| Voce | Valore | Orizzonte |
|---|---|---|
| Budget indicativo | 600 milioni | Programmazione 2024-2030 |
| Flotta prevista FLP-T | 26 sistemi | Dopo aggiornamento |
| Obiettivo minimo entro 2030 | 13 sistemi | Entro il 2030 |
| Prime consegne possibili | Dal 2029 | Stima industriale |
| Portata munizione principale | 150 km | Requisito operativo |
Nel dibattito interno francese, la variabile tempo pesa quanto la variabile costo. I vertici militari hanno espresso la necessità di avere una capacità iniziale il prima possibile, per non restare scoperti nel passaggio tra vecchi lanciatori e nuovo sistema. Qui c’è una prima nuance: negoziati esclusivi non equivalgono a sistemi già consegnati, e ogni scivolamento di calendario pu ampliare un “vuoto” di capacità. La gestione del rischio di programma diventa quindi parte della scelta politica.
Perché Parigi ha detto no a HIMARS e ad altre offerte
La scelta di Thundart è stata letta come un rifiuto dell’opzione HIMARS e, più in generale, come una preferenza per una soluzione europea rispetto a un acquisto estero. Sul tavolo risultavano anche altre proposte, incluse offerte di consorzi europei e asiatici. La motivazione esplicitata dalle autorità francesi ruota attorno a un equilibrio tra tempi di consegna, prestazioni, sostenibilità economica e soprattutto sovranità industriale. Il nodo della sovranità, in questo campo, non è uno slogan: riguarda la libertà di impiego, gli aggiornamenti futuri e la gestione delle esportazioni. Un sistema nazionale o europeizzato consente a Parigi di controllare più direttamente la catena decisionale, dalla modifica delle munizioni all’evoluzione dei sensori, fino alla produzione in caso di crisi. Le aziende coinvolte hanno insistito su un’impostazione “libera da vincoli esterni” nelle autorizzazioni, con siti produttivi già individuati sul territorio francese. Detto questo, la scelta “contro l’americano” non va mitizzata. Un sistema estero pu offrire disponibilità più rapida o una base logistico-operativa già rodata, e spesso si integra in reti di alleanze e interoperabilità. Il rischio opposto, scegliendo una soluzione nazionale, è pagare di più in termini di sviluppo e qualificazione, o dover affrontare inevitabili aggiustamenti di gioventù. La Francia sembra aver accettato questo trade-off, puntando a recuperare controllo e capacità industriale nel medio periodo. Un altro elemento è la coerenza dottrinale. Un lanciarazzi a lungo raggio non è solo un “tubo che spara”: richiede catene di comando, procedure di targeting, deconfliction e integrazione con sensori e intelligence. Avere controllo sul sistema pu facilitare l’adattamento a dottrine nazionali, ma non elimina la necessità di coordinamento con alleati. La scelta francese indica una preferenza per un nucleo sovrano, con interoperabilità costruita per integrazione, non per dipendenza da un fornitore esterno.
Dal successore LRU al 2030: prove, produzione e credibilità industriale
Il punto di partenza operativo è chiaro: i LRU rimasti sono pochi e anziani, e la capacità di “deep strike” terrestre è considerata una lacuna rilevante. Thundart nasce dentro un processo che ha previsto dimostratori e tiri di prova, svolti nella primavera 2026 su un poligono della difesa nel Mediterraneo. Questo passaggio non garantisce automaticamente l’industrializzazione, ma indica che il programma non è fermo alla fase concettuale. La traiettoria dichiarata è arrivare a una capacità iniziale entro il 2030, con consegne possibili dal 2029. In mezzo ci sono scelte industriali: organizzazione della produzione, disponibilità di componenti critici, qualifiche, collaudi, addestramento. Si parla anche di una possibile struttura societaria dedicata tra MBDA e Safran, con un equilibrio paritario, per portare avanti sviluppo e varianti. È un modo per stabilizzare governance e investimenti, ma richiede disciplina su tempi e requisiti. Per un pubblico italiano, la lezione è concreta: quando un Paese sceglie una soluzione sovrana, deve accettare anche la responsabilità di farla funzionare, senza scorciatoie. Questo significa finanziare non solo il lanciatore, ma anche scorte, manutenzione, formazione, infrastrutture. La cifra di 600 milioni è una cornice, non un “prezzo tutto incluso” per ogni esigenza possibile. Se la domanda operativa cresce, o se si vogliono varianti a maggiore portata, serviranno ulteriori decisioni di bilancio. Resta anche un tema di comunicazione: in un settore dove la propaganda è frequente, conviene distinguere tra dichiarazioni di principio e dati verificabili. Dati verificabili qui sono: negoziati esclusivi avviati, calendario 2029-2030 indicato come obiettivo, portata 150 km per la munizione principale, architettura su camion 8×8 con 12 razzi, flotta FLP-T portata a 26 con almeno 13 attesi entro il 2030. Tutto il resto, dalle prestazioni di precisione ai ritmi produttivi, si misurerà solo quando inizieranno consegne e valutazioni operative.
Fonti : MBDA

