Per sopravvivere ai droni FPV, anche il Leclerc francese adotta la gabbia protettiva

Per sopravvivere ai droni FPV, anche il Leclerc francese adotta la gabbia protettiva

Un carro armato Leclerc è stato osservato a Parigi con una gabbia anti-drone montata sopra la torretta, una modifica che punta a ridurre la vulnerabilità dei mezzi corazzati agli attacchi dall’alto.

L’immagine, rilanciata online e discussa in ambienti specialistici, fotografa un cambio di priorità: oggi la minaccia più frequente non è sempre il colpo frontale di un cannone pari classe, ma l’arrivo ravvicinato di piccoli velivoli senza pilota. Il tema non riguarda solo la Francia. La diffusione di droni FPV e munizionamenti a basso costo sta spingendo molti eserciti a soluzioni rapide, talvolta improvvisate, per aumentare la sopravvivenza dei blindati in scenari dove l’aria a bassa quota è diventata affollata, economica e letale. La gabbia, nota nel gergo come “cope cage”, è uno dei segnali più visibili di questa corsa all’adattamento.

Parigi mostra un Leclerc con gabbia anti-drone sopra la torretta

La comparsa di un Leclerc con gabbia anti-drone in un contesto urbano come Parigi ha un valore comunicativo immediato: rende tangibile un problema tecnico che, fino a pochi anni fa, restava confinato ai reparti e ai centri prova. La struttura, posizionata sul tetto della torretta, richiama le soluzioni viste su diversi mezzi corazzati moderni, pensate per creare una barriera fisica tra l’esplosione e i punti più vulnerabili del veicolo. Il punto è proprio la vulnerabilità “dall’alto”. I carri armati sono progettati per resistere in modo prioritario sul fronte e sugli archi più probabili di minaccia, mentre il tetto della torretta, i sensori e alcune aree del comparto motore possono risultare più esposti quando l’attacco arriva da angoli irregolari. I blindati moderni, anche molto protetti, hanno superfici superiori che non possono essere corazzate allo stesso livello del fronte senza penalizzare massa e mobilità. La gabbia, in termini pratici, mira a “spostare” il punto di detonazione o a interferire con l’impatto di ordigni che cercano un contatto ravvicinato. Non è un’armatura miracolosa, e non trasforma un carro in un sistema di difesa aerea. Ma pu aumentare le probabilità di evitare danni critici ai componenti superiori, dove si concentrano ottiche, apparati e parti essenziali alla capacità di combattimento. Qui arriva la prima nota critica, da tenere ben presente. Una cope cage pu anche introdurre compromessi: ingombri, difficoltà di accesso per manutenzione, interferenze con sensori o con l’impiego di alcune dotazioni, oltre a un effetto psicologico ambiguo, perché segnala al tempo stesso adattamento e vulnerabilità. Il fatto che un simbolo dell’esercito francese venga mostrato con una soluzione visibile e “artigianale” dice molto sulla pressione operativa esercitata dal fenomeno droni.

I droni FPV cambiano il rapporto costi-danni nella guerra dei blindati

La proliferazione dei droni FPV ha spostato il baricentro economico del combattimento. Un velivolo piccolo, spesso assemblato con componenti commerciali, pu colpire con precisione a breve distanza e cercare punti deboli che un’arma tradizionale faticherebbe a sfruttare. Questo non rende obsoleti i carri armati, ma costringe a ragionare su protezione e impiego in modo diverso, con più livelli di difesa e più disciplina tattica. In Europa si parla sempre più di “guerra di massa” dei droni. Le stime circolate nel dibattito pubblico descrivono ritmi di consumo elevatissimi in alcuni teatri, fino a migliaia di droni impiegati ogni giorno. In questo contesto, l’idea di neutralizzare ogni minaccia con sistemi costosi diventa fragile: la saturazione conta quanto la precisione, e la difesa deve essere scalabile, ripetibile, sostenibile. Un ex funzionario della Nato, Jamie Shea, ha sintetizzato il problema con un esempio diventato ricorrente: l’uso di missili da circa 3 milioni di dollari contro droni che costano poche migliaia. Convertito con un cambio indicativo di 0,92, parliamo di circa 2,76 milioni di euro per intercettare un bersaglio che pu valere, in termini industriali, una frazione minima di quella cifra. Il messaggio è chiaro: le difese devono includere soluzioni più economiche e ravvicinate. Per un carro come il Leclerc, la minaccia non è solo la distruzione completa. Anche un danno limitato a sensori, ottiche o apparati esterni pu ridurre drasticamente la capacità di ingaggio e la consapevolezza situazionale, trasformando un mezzo efficiente in un veicolo costretto a ripiegare. La protezione contro i droni, quindi, non riguarda solo la sopravvivenza dell’equipaggio, ma la continuità operativa in condizioni di attrito elevato.

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KNDS e la munizione OEFC F1 da 120 mm come difesa ravvicinata

Accanto alle soluzioni “fisiche” come la gabbia anti-drone, la Francia sta sperimentando un’idea diversa: usare la potenza di fuoco già disponibile sul carro per una difesa opportunistica contro piccoli velivoli. In esercitazioni a fuoco vivo ad Abu Dhabi, un Leclerc appartenente al 5 Reggimento di Cavalleria ha abbattuto un drone con munizioni specifiche da 120 mm, un test che ha attirato attenzione perché sposta il tema anti-droni dentro l’armamento principale. La munizione citata in ambito tecnico è la OEFC F1, sviluppata da KNDS. Il principio non è “colpire un quadricottero come un bersaglio puntiforme”, cosa difficile per geometrie e tempi, ma saturare un volume d’aria con una nube di elementi densi. In questo caso si parla di circa 1.100 sfere in tungsteno disperse in un cono, con un effetto paragonabile, per logica, a una cartuccia a rosata, su scala molto maggiore. Questa scelta ha un vantaggio pratico: non richiede, almeno in teoria, di aggiungere immediatamente sistemi esterni complessi sul veicolo per avere una chance di reazione in emergenza. Ma non va venduta come panacea. La stessa terminologia usata in ambito militare sottolinea il carattere “opportunistico”, cioè una misura di autodifesa ravvicinata, non un sostituto di una difesa contraerea dedicata o di una rete di sensori e disturbi elettronici. Per capire dove si colloca questa soluzione, aiuta mettere in fila alcuni dati comparabili: da una parte gli adattamenti passivi come la cope cage, dall’altra l’uso della munizione da 120 mm, e poi i sistemi esterni che molti eserciti hanno provato a montare. La tabella non stabilisce un vincitore, ma chiarisce cosa fa cosa, e con quali limiti.

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SoluzioneObiettivo principaleLimiti tipici
Gabbia anti-droneRidurre effetti di attacchi dall’altoIngombri, efficacia variabile, non ferma la saturazione
OEFC F1 da 120 mmIntercettazione ravvicinata “a volume”Misura d’emergenza, dipende da ingaggio e tempistiche
Sistemi esterni dedicatiRilevamento e neutralizzazione multi-sensoreIntegrazione complessa, costi, manutenzione e addestramento

Il filo conduttore è la ricerca di una difesa “a strati”. Nessuna misura singola copre tutte le minacce: il drone pu arrivare basso, laterale, in picchiata, in sciame, oppure come munizione circuitante. Per questo la Francia, come altri, sembra muoversi su più piani: protezioni fisiche visibili e sperimentazioni di fuoco ravvicinato, in attesa di soluzioni più sistemiche.

Il Leclerc, progettato contro minacce frontali, deve coprire il “tetto”

Il Leclerc nasce come carro di terza generazione, con una protezione pensata in modo prioritario per resistere a minacce anticarro tradizionali, in particolare lungo l’arco frontale. La struttura combina acciaio saldato e moduli di corazzatura composita rimovibili, un’impostazione che ha permesso aggiornamenti nel tempo e che riflette la logica di protezione modulare adottata da diversi programmi occidentali. Le informazioni tecniche disponibili descrivono piastre con spessori nell’ordine di 30-50 mm su cui sono montati moduli compositi, e una protezione specifica per aree sensibili come la parte posteriore della torretta che ospita il sistema di caricamento automatico. Questi dettagli non dicono “quanto regge” in modo assoluto, perché la protezione reale dipende da materiali e configurazioni, ma spiegano la filosofia: massimizzare la resistenza dove è più probabile ricevere colpi diretti. Il problema dei droni, invece, è che cercano il contrario: non l’arco frontale, ma il punto debole. Un quadricottero o un drone FPV pu arrivare sopra la torretta, sul ponte motore, vicino alle ottiche, o su punti dove la corazzatura non pu essere equivalente a quella frontale. Da qui il ritorno di soluzioni come la gabbia anti-drone, che non aumenta “la corazza” in senso classico, ma tenta di interrompere la catena di danno. Qui vale una seconda nuance, senza retorica. L’adozione di gabbie e schermi pu essere letta come un segnale che la corsa tra offesa e difesa è tornata a essere rapidissima. Il carro resta un sistema complesso, con requisiti di mobilità, visibilità, comunicazioni, cooperazione con la fanteria e logistica. Ogni aggiunta deve essere valutata non solo per la protezione, ma per l’impatto su impiego e manutenzione, perché un mezzo più protetto ma meno “usabile” rischia di perdere efficacia complessiva.

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Tra Eurosatory e programmi rapidi, l’esercito francese accelera l’adattamento

Il contesto industriale e dottrinale conta quanto la singola modifica. Eventi come Eurosatory, dove si incontrano forze armate, industria e centri di ricerca, sono da anni una vetrina delle tendenze, e negli ultimi cicli il tema contro-droni è diventato dominante. Non è solo una questione di nuovi prodotti: è la dimostrazione che i requisiti operativi stanno cambiando più in fretta dei cicli tradizionali di acquisizione. In Francia, la sperimentazione e l’adattamento dottrinale sono supportati da strutture dedicate che integrano addestramento, dipartimenti tecnici e laboratori di combattimento, con una catena di comando che risponde direttamente ai vertici dell’esercito francese. L’obiettivo dichiarato, in termini generali, è accorciare i tempi tra le lezioni osservate e le modifiche applicate, evitando che l’innovazione resti bloccata in iter troppo lunghi. In questo quadro si inseriscono programmi di transizione accelerata che privilegiano l’adattamento a livello di unità rispetto alle tempistiche standard. Tradotto: se una soluzione semplice, come una protezione aggiuntiva o una procedura di tiro, offre un miglioramento misurabile, pu essere testata e diffusa più rapidamente, senza aspettare l’introduzione di un sistema completamente nuovo. È una risposta pragmatica a una minaccia che evolve con cicli quasi “commerciali”. Ma c’è un punto che merita prudenza. La rapidità non deve trasformarsi in propaganda tecnologica. Una gabbia montata su un Leclerc a Parigi pu essere letta come prova di reattività, ma non dimostra da sola l’efficacia in condizioni reali, contro profili di attacco diversi o contro saturazione. La stessa sperimentazione con munizioni da 120 mm è significativa, ma resta un tassello: la sopravvivenza dei blindati dipende da un insieme di misure, dalla disciplina di impiego alla guerra elettronica, fino alla copertura di difesa aerea a corto raggio, che non si improvvisa con una singola gabbia.

Fonti : Eurosatory 2026

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