Nel giugno 2026 il cantiere Sevmash di Severodvinsk ha impostato la chiglia di un nuovo sottomarino a propulsione nucleare della serie Yasen-M, noto anche come Progetto 885M. La notizia arriva dal principale polo russo per la costruzione di unità subacquee militari, un sito che negli ultimi anni ha concentrato buona parte degli sforzi industriali legati alla modernizzazione della componente subacquea.
Il nome del nuovo battello non risulta confermato nelle informazioni disponibili e, per questo, va indicato in modo generico. L’evento, tipico punto di non ritorno nella produzione navale, consente per di ragionare su cosa rappresenti la continuità della linea Yasen-M: capacità operative attese, priorità della flotta, vincoli industriali e un tema che torna sempre, la distanza tra comunicazione ufficiale e risultati misurabili.
Sevmash a Severodvinsk avvia una nuova unità Progetto 885M
La cerimonia di impostazione chiglia, nel lessico dei cantieri, certifica l’avvio formale della costruzione di uno scafo: non significa “sottomarino pronto”, ma fissa un traguardo amministrativo e industriale. Nel caso del cantiere Sevmash, a Severodvinsk, questo passaggio ha un valore aggiuntivo perché lo stabilimento è la piattaforma centrale per i programmi subacquei russi più complessi, e ogni nuova impostazione segnala una scelta di priorità su risorse, manodopera specializzata e catene di fornitura. Il nuovo battello appartiene alla famiglia Yasen-M, cioè la variante evoluta del progetto Yasen. Nelle fonti tecniche disponibili la classe è indicata come Progetto 885/885M e inquadra unità a propulsione nucleare pensate per un impiego multiruolo, con enfasi su attacco a bersagli navali e terrestri tramite missili da crociera. L’aspetto rilevante, sul piano giornalistico, è la continuità: non si tratta di un prototipo isolato, ma di un ulteriore esemplare di una serie già avviata. Un dettaglio da tenere fermo riguarda la denominazione: il nuovo sottomarino impostato nel giugno 2026 non va confuso con il Perm (K-580), già varato in precedenza secondo le cronache disponibili. La distinzione non è pedanteria, perché in ambito militare la sovrapposizione di nomi e numeri di scafo alimenta narrazioni propagandistiche o, al contrario, sminuisce programmi reali. Qui il dato verificabile è l’avvio di un nuovo esemplare Yasen-M, senza attribuzione nominale certa. Dal punto di vista industriale, Sevmash opera in un contesto dove i tempi lunghi sono la norma. La storia del capoclasse Severodvinsk, impostato nel 1993 e arrivato in servizio molti anni dopo, è spesso citata come esempio dei colli di bottiglia post-sovietici e delle ripartenze legate ai finanziamenti. Questo precedente pesa come metro di confronto: ogni nuova chiglia impostata è una promessa implicita di continuità produttiva, ma non è una garanzia di consegna rapida, e su questo punto gli osservatori restano prudenti.

Yasen-M e Progetto 885M: ruolo multiruolo tra SSGN e SSN
La classificazione degli Yasen e Yasen-M oscilla spesso tra etichette: per alcuni sono sottomarini lanciamissili da crociera, per altri sottomarini d’attacco in senso stretto. La sintesi più solida è considerarli piattaforme multiruolo, capaci di combinare compiti tipici di un sottomarino nucleare d attacco con la funzione di lancio di missili contro obiettivi terrestri. Questa ambivalenza spiega perché il programma resti centrale nella pianificazione navale russa. Nel racconto pubblico, la serie Yasen-M viene presentata come “quarta generazione” e come salto qualitativo rispetto a classi precedenti destinate a essere sostituite progressivamente. Qui conviene separare due piani: da un lato, il progetto mira a ridurre la traccia acustica e aumentare automazione e sopravvivenza; dall’altro, la reale efficacia dipende da addestramento, manutenzione e disponibilità di sistemi d’arma, fattori meno visibili nelle cerimonie di cantiere. Le informazioni tecniche diffuse su questa famiglia parlano di un dislocamento in immersione nell’ordine di 13.800 tonnellate, una lunghezza di circa 139 metri e una profondità operativa indicata fino a 600 metri. Sono numeri che collocano la classe nel segmento dei grandi sottomarini nucleari multiruolo. La velocità in immersione è riportata intorno ai 28 nodi, circa 52 km/h, valore coerente con piattaforme progettate per inseguimento e manovra in scenari oceanici. Un elemento spesso citato è la riduzione dell’equipaggio, indicata a 64 unità, che suggerisce un livello di automazione elevato. Anche qui serve cautela: equipaggi più piccoli riducono costi e esigenze logistiche, ma aumentano la dipendenza dall’affidabilità dei sistemi e dalla formazione. In un contesto di impiego prolungato, la sostenibilità operativa è tanto importante quanto la prestazione massima dichiarata.
Propulsione nucleare OK-650B e parametri operativi dichiarati
La caratteristica strutturale che definisce la classe è la propulsione nucleare. Le schede tecniche disponibili associano agli Yasen/Yasen-M un reattore OK-650B con potenza indicata di 190 MW. In termini pratici, questo significa autonomia operativa molto elevata, con limiti legati più a viveri, manutenzione e ciclo equipaggio che al combustibile, e la possibilità di mantenere velocità sostenute per periodi lunghi. Nel confronto con sottomarini convenzionali, la propulsione nucleare cambia il profilo strategico: consente pattugliamenti lontani dalle basi, permanenze prolungate e una maggiore flessibilità nel riposizionamento. Per la Russia, che storicamente ha investito nella deterrenza subacquea, ogni nuova unità nucleare è anche un segnale di resilienza industriale. Ma la propulsione nucleare porta con sé vincoli: infrastrutture dedicate, sicurezza radiologica e un ciclo di vita costoso. Le prestazioni riportate includono una velocità in immersione di circa 28 nodi (52 km/h) e in emersione di circa 20 nodi (37 km/h). La profondità operativa indicata fino a 600 metri è un dato che, se preso alla lettera, suggerisce margini di manovra importanti. Nella pratica, i numeri pubblici possono essere ottimizzati per comunicazione o deterrenza, e non sempre riflettono profili d’impiego reali, che dipendono da condizioni di mare, rumorosità e missione. Il tema dei costi resta un punto delicato, perché i dati storici citati per unità precedenti sono elevati. Per dare un ordine di grandezza, stime riportate in passato indicavano per Severodvinsk circa 1,8 miliardi di dollari, cioè circa 1,66 miliardi di euro con cambio 0,92, e per Kazan circa 3 miliardi di dollari, cioè circa 2,76 miliardi di euro. Sono valori non aggiornati all’inflazione e non necessariamente comparabili tra contratti, ma utili per capire la scala finanziaria del programma.

Kalibr, Oniks e Zircon: armamento tipico e messaggi strategici
La classe Yasen-M è associata a un arsenale che combina siluri e missili da crociera. Le indicazioni più ricorrenti parlano di capacità di impiegare missili Kalibr e Oniks contro bersagli navali e terrestri. Il punto non è solo la varietà, ma la flessibilità: una piattaforma che pu passare da caccia a sottomarini a lancio di missili contro obiettivi costieri modifica il calcolo di rischio per un avversario e amplia le opzioni politiche. Nel 2026, l’attenzione mediatica si concentra anche sul Zircon, indicato come missile ipersonico nella comunicazione russa. La narrazione pubblica, in particolare attorno al Perm, suggerisce un’integrazione “di serie” di Zircon su almeno un’unità. Per il nuovo battello impostato a giugno 2026 non ci sono conferme analoghe: quindi l’approccio corretto è parlare di armamento tipico della classe e di possibili integrazioni, evitando di trasformare un’ipotesi in un fatto. Dal punto di vista operativo, missili da crociera lanciati da sottomarino hanno due vantaggi: sorpresa e sopravvivenza della piattaforma. Ma esiste anche un limite spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: la disponibilità effettiva di scorte, la qualità dell’intelligence per la designazione dei bersagli e la capacità di comunicazione sicura in condizioni di guerra elettronica. Un sottomarino con molti “nomi di missili” in brochure non è automaticamente più efficace se la catena di ingaggio è fragile. Per chiarire le grandezze citate più spesso, si pu mettere a confronto qualche parametro pubblico della classe, senza pretendere di esaurire l’argomento con numeri parziali. La tabella riassume valori ricorrenti nelle descrizioni tecniche e nelle cronache, utili per contestualizzare il livello di ambizione del Progetto 885M.
| Parametro | Valore indicativo |
|---|---|
| Dislocamento in immersione | 13.800 t |
| Lunghezza | 139 m |
| Reattore | OK-650B (circa 190 MW) |
| Velocità in immersione | 28 nodi (circa 52 km/h) |
| Armamento citato | Kalibr, Oniks, possibile Zircon |
In termini di comunicazione strategica, l’armamento serve anche a “parlare” agli avversari e agli alleati: ogni nuova unità impostata o varata diventa un messaggio sulla continuità industriale e sulla credibilità della flotta. Ma il rischio è che il messaggio superi il contenuto, soprattutto quando tempi e numeri di consegna non sono trasparenti. È qui che l’analisi deve restare fredda: distinguere tra capacità dichiarate e capacità dimostrate.
Implicazioni per la flotta russa e limiti tra dati e propaganda
L’impostazione della chiglia di un nuovo Yasen-M nel 2026 rafforza l’idea che la flotta russa continui a puntare su unità subacquee di alto profilo, nonostante i vincoli economici e industriali. In termini pratici, ogni nuovo scafo in costruzione aumenta la probabilità di avere, nel medio periodo, più piattaforme disponibili per pattugliamenti e presenza. Ma la disponibilità reale dipenderà da tempi di allestimento, prove in mare e cicli di manutenzione, spesso più lunghi di quanto suggeriscano le cerimonie. Il confronto con programmi stranieri viene spesso usato per rafforzare la narrativa, ma va maneggiato con cura. In passato si è citato, per esempio, un costo medio dei sottomarini statunitensi classe Virginia di 2,7 miliardi di dollari, cioè circa 2,48 miliardi di euro al cambio 0,92. Il dato è utile solo come ordine di grandezza, perché i contratti includono voci diverse e i volumi produttivi non sono equivalenti. Ridurre tutto a “chi spende di più” è una scorciatoia. Un punto critico, che gli addetti ai lavori ripetono spesso, è la capacità del sistema industriale di sostenere ritmi stabili. Sevmash è un concentratore: quando molte commesse si accavallano, aumentano i rischi di slittamento. Un analista navale italiano, Marco R., riassume in modo pragmatico, “la chiglia impostata è un fatto, la consegna nei tempi è un’altra storia, e la differenza la fanno i colli di bottiglia, non le dichiarazioni”. È una frase che suona ruvida, ma aiuta a leggere l’evento senza tifo. Infine c’è la dimensione energetica e tecnologica: la cantieristica nucleare richiede competenze rare, filiere controllate e standard di sicurezza elevati. Ogni nuovo sottomarino a reattore comporta addestramento, gestione del combustibile e infrastrutture di supporto, elementi che raramente entrano nelle notizie di giornata. Nel 2026, l’avvio di una nuova unità Yasen-M segnala una continuità di investimento su questa filiera, ma lascia aperta la domanda più concreta per qualunque marina: quante unità saranno davvero operative, e con quale prontezza, quando serviranno.
Fonti : Military Watch Magazine

