Il gruppo della portaerei Liaoning ha completato 40 giorni di esercitazioni di combattimento in mare aperto, una finestra operativa lunga per gli standard regionali e utile a misurare resistenza logistica, ritmo di volo e coordinamento tra unità di superficie e aviazione imbarcata.
La notizia, rilanciata da Military Watch Magazine, viene presentata da fonti cinesi come prova di maturità della componente aeronavale della Cina. Il punto chiave non è solo la durata, ma la natura “far seas”, cioè lontano dalle acque costiere, dove emergono limiti reali: rifornimenti, manutenzione, gestione delle emergenze e interoperabilità tra sensori e armi. L’attenzione mediatica si concentra sui caccia imbarcati J-15 e su un profilo di missione che richiama la proiezione di potenza nel Pacifico occidentale, tema che nel 2026 pesa su diplomazia e deterrenza.
La Marina cinese lega 40 giorni a obiettivi “far seas”
Secondo la ricostruzione disponibile, il gruppo da battaglia centrato sulla portaerei Liaoning ha operato per 40 giorni in mare aperto, un arco temporale che serve a testare continuità, catena di comando e sostenibilità. In esercitazioni di questo tipo, la “prestazione” non è la singola manovra spettacolare, ma la capacità di ripetere per settimane le stesse procedure senza accumulare ritardi, guasti e incidenti. Le comunicazioni ufficiali tendono a usare un linguaggio assertivo, e qui va messa una prima nota critica: senza dati completi su numero di sortite, tassi di disponibilità e incidenti, il racconto resta parziale. Detto chiaro, non basta dichiarare “addestramento di combattimento” per dimostrare prontezza bellica. Gli indicatori seri sono altri, per esempio quante ore di volo per pilota, quanti rifornimenti in mare, quante riparazioni non pianificate e quanto tempo serve a ripristinare un velivolo fermo. In mare aperto, la logistica diventa la vera prova. Una portaerei deve mantenere carburante avio, munizionamento, pezzi di ricambio e viveri per migliaia di persone, mentre le navi di scorta consumano a loro volta carburante e componenti. La continuità operativa richiede rifornitori e pianificazione accurata, oltre a finestre meteo favorevoli. Se il mare peggiora, decolli e appontaggi si complicano, e il “tasso di missione” scende, anche se nessuno lo scrive nei comunicati. Un analista navale italiano, Marco R., sintetizza il punto in modo brutale: “Quaranta giorni servono a capire se l’equipaggio regge la routine, non solo la parata. Il mare aperto è noioso e spietato, e quando sbagli paghi subito”. È una lettura utile perché sposta l’attenzione dal simbolo, la portaerei, al sistema, cioè la somma di addestramento, manutenzione e procedure di sicurezza che separa una presenza credibile da una presenza solo dimostrativa.
Il gruppo da battaglia del Liaoning prova difesa aerea e lotta antisommergibile
Un gruppo da battaglia non è una portaerei isolata, ma una formazione che integra scorte, sensori e armi. Nel caso della portaerei Liaoning, le esercitazioni in mare aperto vengono tipicamente collegate a due missioni cardine: difesa aerea di area e protezione contro sottomarini. Nel Pacifico occidentale, la minaccia subacquea è concreta perché i sottomarini, anche convenzionali, possono negare l’accesso a zone marittime strategiche. La difesa aerea di area ruota intorno a radar, missili antiaerei e coordinamento con i caccia imbarcati. In una situazione realistica, la portaerei deve gestire tracce multiple, distinguere bersagli reali da esche e mantenere un quadro tattico condiviso con le unità di scorta. Il valore dell’addestramento sta nella ripetizione: allarmi, procedure di decollo rapido, pattugliamenti a turni e gestione delle comunicazioni in condizioni di disturbo elettronico. La lotta antisommergibile richiede un altro tipo di disciplina: rotte, velocità, impiego di elicotteri e sonar, oltre a tattiche di “screening” delle navi di scorta. Anche qui, le fonti pubbliche non danno parametri misurabili, e questo limita l’analisi. Ma è ragionevole ritenere che un ciclo di 40 giorni includa simulazioni di contatto, inseguimento e attacco, con l’obiettivo di ridurre tempi di reazione e migliorare la coordinazione tra unità. Il confronto con altri Paesi aiuta a contestualizzare senza fare tifo. Le marine con lunga tradizione di portaerei misurano la prontezza con esercitazioni cicliche, certificazioni e standard di sicurezza molto rigidi. La Cina sta costruendo esperienza più di recente, e proprio per questo tende a comunicare ogni passo come conferma di maturità. La prudenza giornalistica impone di separare il fatto, l’attività prolungata in mare, dalla narrativa, l’idea che equivalga automaticamente a superiorità operativa.
I caccia imbarcati J-15 al centro del ritmo di volo
Il focus sui caccia imbarcati J-15 riguarda soprattutto il “ritmo di volo”, cioè quante sortite si riescono a generare e sostenere ogni giorno. Un ciclo di addestramento lungo mette sotto stress catapulte o, nel caso del Liaoning, il sistema di decollo con rampa, più l’intera catena manutentiva. Non è glamour, ma è qui che si vede la differenza tra una capacità episodica e una capacità continuativa. Il J-15 è un velivolo pesante, e l’operatività da ponte impone limiti su carico e carburante, in particolare con decollo a rampa. Per compensare, conta la pianificazione: profili di missione, rifornimenti, rotazioni dei piloti. Le esercitazioni in mare aperto servono anche a validare procedure di emergenza, per esempio appontaggi con condizioni meteo peggiori o con sistemi degradati. Questi aspetti raramente entrano nei comunicati, ma sono centrali per la sicurezza. Per rendere l’idea al lettore, ecco una griglia comparativa basata su parametri tipici discussi dagli analisti quando valutano l’aviazione imbarcata. Non sono dati ufficiali del singolo ciclo, ma categorie utili per capire cosa si misura davvero durante 40 giorni di attività.
| Parametro | Cosa indica | Perché conta in mare aperto |
|---|---|---|
| Sortite giornaliere | Capacità di generare missioni | Verifica personale, carburante avio, manutenzione |
| Disponibilità velivoli | Quota di aerei pronti al volo | Misura robustezza tecnica e scorte ricambi |
| Ore di volo per pilota | Esperienza e confidenza operativa | Riduce errori, migliora coordinamento |
| Tempo di turnaround | Rientro, rifornimento, ripartenza | Determina la resilienza del ponte di volo |
Una nota di cautela: la comunicazione tende a presentare l’introduzione di “nuovi” standard o varianti come salto qualitativo immediato. La realtà è più lenta. L’addestramento costruisce competenza a strati, e ogni incremento di complessità aumenta anche il rischio di incidenti. Se la Cina vuole usare la Liaoning come strumento di proiezione di potenza, deve dimostrare affidabilità nel tempo, non solo durante una singola finestra di esercitazioni.
Il Pacifico occidentale come banco di prova per la proiezione di potenza
Operare nel Pacifico occidentale significa muoversi in un’area dove transitano rotte commerciali, pattugliamenti e sorveglianza di più Paesi, con un livello di attenzione molto alto. La proiezione di potenza qui non è solo militare, è anche comunicativa: far vedere che una forza aeronavale pu restare in mare aperto per settimane invia un messaggio a governi e opinioni pubbliche, anche senza sparare un colpo. Dal punto di vista operativo, il Pacifico occidentale è utile perché impone distanze maggiori dalle basi di supporto, quindi più dipendenza da rifornimenti e da una pianificazione precisa. È anche un ambiente dove la sorveglianza è costante, tra satelliti, aerei da pattugliamento e navi che raccolgono segnali. Questo crea un paradosso: l’addestramento serve a prepararsi al combattimento, ma ogni emissione radar, ogni profilo di volo, ogni procedura ripetuta pu essere osservata e analizzata da terzi. Per un sito italiano che segue storia militare e armamenti, vale ricordare che le portaerei sono strumenti complessi e costosi. Le stime internazionali sui costi di gestione variano molto e dipendono da salari, carburanti e cicli manutentivi. Quando fonti estere citano cifre in dollari, la conversione è solo indicativa: per esempio, un ordine di grandezza di 5 miliardi di dollari corrisponde a circa 4,6 miliardi di con cambio 0,92, ma senza dati ufficiali cinesi è un riferimento, non una contabilità. La dimensione politica resta delicata. Presentare un addestramento prolungato come prova di “normalità” marittima è una scelta narrativa, e gli attori regionali possono leggerla come pressione. Qui la sfumatura conta: il fatto documentato è la presenza e l’attività del gruppo navale; l’interpretazione, cioè l’intenzione strategica, resta oggetto di analisi. Nel 2026, con competizione tecnologica e navale in crescita, la probabilità di incidenti o fraintendimenti aumenta, soprattutto quando più forze operano in prossimità.
Tra comunicazione e capacità reale, cosa manca nei dati pubblici
Il racconto pubblico di un’esercitazione di 40 giorni tende a enfatizzare il successo e a ridurre le frizioni. È normale, ogni Paese comunica per rafforzare deterrenza e consenso. Il problema, per chi vuole capire davvero, è l’assenza di indicatori verificabili: quante sortite dei caccia imbarcati J-15, quante ore di volo, quante avarie, quante simulazioni di ingaggio, quante volte il gruppo ha ricevuto rifornimenti in mare. Senza questi numeri, la valutazione resta incompleta. Un’altra zona grigia riguarda l’integrazione tra piattaforme. Un gruppo da battaglia efficace dipende da collegamenti dati, disciplina delle emissioni e capacità di operare sotto disturbo elettronico. Sono aspetti che difficilmente vengono divulgati. Se le esercitazioni includono guerra elettronica, cyber e simulazioni di perdita di comunicazioni, quello sarebbe un segnale di maturità, ma senza conferme indipendenti resta un’ipotesi plausibile, non un fatto. C’è poi la questione umana. Quaranta giorni in mare aperto significano turni lunghi, stress, fatica e rischio di errore. Le marine esperte investono molto in procedure di sicurezza sul ponte di volo, perché gli incidenti costano vite e riducono la prontezza più di qualsiasi avversario. Una critica legittima alla narrativa trionfalistica è questa: se non si parla mai di sicurezza, manutenzione e incidenti evitati, si sta raccontando metà della storia. E la metà che manca è spesso quella più importante. Per il lettore italiano, la chiave è mantenere due idee insieme. Primo, la Cina sta consolidando capacità aeronavali e la continuità di un ciclo in mare aperto è un segnale da prendere sul serio. Secondo, la distanza tra dimostrazione e capacità pienamente comparabile con le marine più esperte si misura con dati che oggi non sono pubblici. Nel 2026, la competizione navale rende questi segnali più frequenti, e ogni esercitazione diventa anche un test di percezione internazionale, non solo di addestramento.
Fonti : La Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese

