Un “9-0” che fa rumore: nei combattimenti simulati del 2024 legati all’esercitazione Zilzal-II in Qatar, i caccia J-10CE in servizio in Pakistan avrebbero ottenuto nove ingaggi vinti su nove contro gli Eurofighter Typhoon della Qatar Emiri Air Force.
La notizia, rilanciata da media cinesi e pakistani e ripresa anche da canali statali, è diventata rapidamente un messaggio politico e industriale, prima ancora che una valutazione tecnica. Il punto è che un risultato del genere, in un’esercitazione, non è mai “puro”. Mancano i dettagli su regole d’ingaggio, configurazioni dei velivoli, scenari imposti e soprattutto sull’elemento che più sposta l’ago della bilancia nel combattimento oltre il raggio visivo: il missile Meteor, l’arma europea che rende il Typhoon particolarmente temibile a distanza. Se a Zilzal-II quel missile non era disponibile o non era autorizzato, il confronto cambia pelle, e il “9-0” va letto con più freddezza.
CCTV conferma nove ingaggi vinti dal J-10CE nel 2024
La conferma più citata arriva dalla televisione di Stato cinese, che ha parlato di un J-10CE imbattuto in nove scontri simulati nel 2024 contro un caccia occidentale identificato come Eurofighter. Il servizio non ha indicato ufficialmente il nome della manovra, né i Paesi coinvolti, ma la ricostruzione più accreditata collega l’episodio all’esercitazione Zilzal-II, svolta in Qatar con la partecipazione pakistana.
Dal punto di vista della comunicazione strategica, il messaggio è lineare: un velivolo di progettazione cinese, esportato e impiegato da un alleato, pu reggere il confronto con una piattaforma europea considerata di fascia alta. Per Pechino è un tema che va oltre la singola “partita”: significa credibilità del proprio ecosistema aeronautico, capacità di addestramento congiunto e, non ultimo, peso sul mercato della difesa dove i risultati, anche solo narrati, influenzano percezioni e conversazioni.
Il problema è che il dato nudo, “9-0”, non spiega cosa sia stato misurato. Un’esercitazione pu essere impostata per allenare un segmento preciso, per esempio il combattimento manovrato a corto raggio, oppure per testare procedure di identificazione, coordinamento e deconfliction. In questi casi, si accettano limitazioni artificiali: posizioni di partenza predeterminate, quote e distanze fissate, armi “spente” o simulate, e criteri di valutazione che premiano il rispetto della procedura più della letalità reale.
Per questo diversi analisti invitano a distinguere tra prestazione dentro un “recinto” e superiorità in guerra. Un punteggio netto pu riflettere un disegno dell’addestramento, non un verdetto tecnico assoluto. Il fatto che il Typhoon sia nato come caccia da superiorità aerea e poi evoluto in multiruolo, mentre il J-10CE è un monomotore moderno con radar e armamento aggiornati, rende il confronto interessante, ma non automaticamente definitivo.

Zilzal-II in Qatar: primo confronto documentato J-10CE contro Typhoon
La cornice più citata è il Qatar, dove nel gennaio 2024 si sarebbe svolta Zilzal-II, esercitazione congiunta che, secondo le ricostruzioni circolate, avrebbe visto i J-10CE pakistani affrontare i Eurofighter Typhoon qatarioti in una serie di ingaggi simulati. Per l’aeronautica pakistana, l’evento ha avuto anche un valore logistico e operativo, perché ha rappresentato una rara occasione di impiego “fuori area” del J-10CE al di fuori di Pakistan e Cina.
Questo dettaglio conta: proiettare velivoli, personale e supporto tecnico in un teatro estero è un test di maturità, non solo una vetrina. Significa catena di manutenzione, disponibilità di parti, gestione delle ore volo, capacità di integrare comunicazioni e procedure con partner stranieri. Se davvero il pacchetto pakistano ha operato senza intoppi, è un segnale che Pechino e Islamabad vogliono rendere spendibile anche in chiave di export: non basta avere un caccia valido, serve dimostrare che “funziona” in un contesto multinazionale.
Dal lato qatarino, il Typhoon è un asset di prestigio e deterrenza regionale. Le ricostruzioni parlano della versione più moderna in flotta, indicata come Tranche 3A. Sulla carta, è una piattaforma con margini di crescita, avionica avanzata e compatibilità con armamenti europei di punta. Proprio per questo, un risultato di esercitazione sfavorevole diventa immediatamente una questione di narrativa: quanto era “libero” lo scenario? quali sensori erano attivi? quali armi erano autorizzate?
In assenza di un ruleset pubblico, ogni lettura rischia di diventare tifo. E qui arriva la prima critica: trasformare un addestramento in un referendum sulla superiorità tecnologica è comodo per la propaganda, ma poco utile per capire cosa sia successo davvero in cabina. Senza dati su distanze di ingaggio, quote, supporto di controllo a terra, eventuale presenza di AWACS o vincoli di identificazione, il “9-0” resta una fotografia senza contesto, facile da usare e difficile da verificare.
Il missile Meteor è il vantaggio chiave del Typhoon nel BVR
Se c’è un elemento che ricorre in tutte le analisi tecniche, è il Meteor. Il Typhoon, in combattimento oltre il raggio visivo, trae un vantaggio decisivo dalla compatibilità con questo missile aria-aria europeo, noto per la propulsione a statoreattore che mantiene energia nella fase finale di volo. Tradotto: la “no escape zone”, l’area in cui un bersaglio ha poche possibilità di sottrarsi, tende a essere più ampia rispetto a missili a razzo tradizionali che perdono velocità mentre “planano” verso l’obiettivo.
Questo cambia la tattica. Un Typhoon che pu contare su Meteor e su un radar avanzato, spesso citato come CAPTOR-E AESA, è incentivato a cercare ingaggi a distanza, prima che l’avversario arrivi a vedere il nemico o a entrare nel “coltello” del dogfight. In un confronto senza restrizioni, l’idea è colpire prima, costringere l’altro a difendersi, rompere la formazione, e solo dopo, se necessario, chiudere la distanza. È un modo di combattere che premia sensori, rete e armamento.
Il nodo di Zilzal-II è che non è chiaro se i Typhoon abbiano avuto accesso al Meteor, o se l’esercitazione abbia imposto limiti che, di fatto, lo rendessero irrilevante. Se lo scenario era orientato al combattimento manovrato a corto raggio, o se erano previste regole “visual-range only”, allora il Typhoon avrebbe perso proprio la leva che più lo differenzia. In quel caso, un punteggio come 9-0 racconta soprattutto il tipo di drill, non il valore complessivo della piattaforma europea.
Qui conviene essere netti: togliere il Meteor a un Typhoon è un po’ come valutare una squadra senza il suo schema principale. Pu ancora vincere, certo, ma la domanda diventa diversa. E per chi segue il mercato della difesa, questa ambiguità è centrale: un potenziale acquirente non compra il “punteggio” di un’esercitazione, compra un pacchetto di capacità, dove l’arma a lungo raggio e l’integrazione sensore-missile pesano quanto la cellula o il motore.

J-10CE: radar AESA e armi moderne, ma il confronto resta incompleto
Il J-10CE viene descritto come una versione aggiornata del programma J-10, sviluppato originariamente dalla Chengdu Aircraft Corporation a partire dagli anni Ottanta, e oggi presentato con motori migliorati, radar AESA e armamento aria-aria moderno. Nelle ricostruzioni disponibili, Pakistan risulta l’unico utilizzatore noto oltre alla Cina, un fatto che rende ogni “vetrina” internazionale particolarmente preziosa per Pechino: pochi utenti, quindi pochi contesti in cui mostrare prestazioni, affidabilità e dottrina d’impiego.
Se il J-10CE ha effettivamente ottenuto nove successi in nove ingaggi simulati, vuol dire che, dentro quel perimetro, equipaggi e sistema hanno funzionato bene. Questo include la qualità dell’addestramento, la gestione del radar, la consapevolezza situazionale e la disciplina tattica. Un ex istruttore di volo italiano, contattato per un commento di scenario, riassume spesso la questione con una frase brutale: “Nei mock fight vince chi legge prima la situazione e chi commette meno errori, non sempre chi ha la scheda tecnica migliore”. È una sintesi utile, perché sposta l’attenzione dal metallo al fattore umano.
Detto questo, il confronto con il Typhoon resta incompleto senza sapere quali varianti fossero presenti e con quali limitazioni. Il Typhoon è un bimotore con un profilo prestazionale elevato, pensato per la superiorità aerea e poi adattato a missioni multiruolo. Il J-10CE è un monomotore multiruolo che, in molte forze aeree, pu essere impiegato in modo aggressivo e “leggero”, sfruttando numeri, prontezza e dottrina. Mettere uno contro l’altro senza chiarire le condizioni equivale a confrontare due atleti senza dire se stanno correndo i 100 metri o una maratona.
Un’altra sfumatura: le esercitazioni spesso hanno obiettivi di addestramento per entrambe le parti. Pu darsi che una componente stesse sperimentando procedure nuove, o accettando volutamente una posizione di svantaggio per allenare la reazione. In questi casi, il punteggio pu essere un indicatore interno, non un trofeo. Quando poi quel numero finisce nel circuito mediatico, diventa un simbolo, e i simboli tendono a schiacciare le sfumature.
Propaganda, export e percezioni: perché il “9-0” pesa nel mercato difesa
La risonanza del “9-0” va letta anche come competizione di reputazione. I grandi programmi aeronautici militari vivono di percezioni: affidabilità, supporto logistico, interoperabilità, e performance attesa in scenari realistici. Un risultato attribuito al J-10CE contro un Eurofighter Typhoon diventa immediatamente materiale da presentazione, anche se nessuno pubblica i dettagli tecnici. È una dinamica già vista in passato: le esercitazioni, nel racconto pubblico, diventano “dimostrazioni” più che addestramento.
Per la Cina, la posta è doppia. Da un lato, c’è la legittimazione della propria industria, dall’altro la capacità di insinuarsi in mercati dove l’offerta europea e statunitense è tradizionalmente dominante. Nel Golfo e in Asia, ogni notizia su prestazioni comparative pu influenzare discussioni politiche e militari, anche solo spostando l’asticella del “possibile”. Se un caccia cinese esportato viene percepito come competitivo, il potere negoziale di Pechino cresce, e non solo sul piano militare.
Per l’Europa, l’episodio è un promemoria: la superiorità non è solo tecnologia, è anche comunicazione. Se il Typhoon non ha potuto usare Meteor, o se lo scenario ha privilegiato il dogfight, c’è un problema di chiarezza pubblica. Non significa che qualcuno debba “smentire” un’esercitazione, ma che lasciare un vuoto informativo permette ad altri di riempirlo. E nel settore difesa, il vuoto viene riempito con narrativa, non con note a piè di pagina.
La lezione più concreta è che i numeri grezzi, come 9-0, non bastano per valutare la prontezza al combattimento. Servono parametri: quante sortite, quante ore di volo, quali regole di ingaggio, quali limitazioni sugli armamenti. Finché questi dettagli restano non pubblici, l’episodio continuerà a oscillare tra due interpretazioni opposte, trionfo tecnologico cinese o risultato condizionato dal ruleset. E, nel frattempo, continuerà a essere usato come leva di influenza, perché in geopolitica l’impressione conta quasi quanto il fatto.
Fonti : Ministero della Difesa del Qatar

