Il Canada pensava di restare fedele a Boeing, ma la scelta di 6 Saab GlobalEye da 3,35 miliardi suona come un tradimento per gli Usa

Il Canada pensava di restare fedele a Boeing, ma la scelta di 6 Saab GlobalEye da 3,35 miliardi suona come trahison per gli Usa

Ottawa apre una trattativa da 3,35 miliardi per acquistare sei aerei radar Saab GlobalEye, lasciando sul tavolo l’americano Boeing E-7 Wedgetail.

Per un Paese che vive di interoperabilità con Washington, tra NORAD e Five Eyes, è una scelta che pesa più del valore del contratto. Dietro la decisione annunciata dal governo di Mark Carney c’è un messaggio politico, ridurre la dipendenza dai fornitori militari statunitensi, e un calcolo industriale, la piattaforma del GlobalEye deriva dal Bombardier Global 6500, un jet legato alla filiera canadese. Il punto, e qui viene la parte scomoda, è capire quanto questa svolta migliori davvero la sorveglianza dell’Artico senza complicare la cooperazione con gli alleati.

Mark Carney punta sul Saab GlobalEye per l’Artico

La motivazione ufficiale messa in avanti dal primo ministro Mark Carney è operativa, servono sensori avanzati per “rilevare e dissuadere” minacce su un’area enorme, in particolare lungo le rotte artiche. Il GlobalEye è un velivolo AEW&C, cioè di allerta precoce e controllo aereo, capace di fornire quadro tattico e coordinare l’impiego di caccia e altri assetti, con un’attenzione specifica alla sorveglianza a lungo raggio.

Il contesto geografico spiega la pressione. Il Canada parla di un territorio artico vastissimo e negli ultimi mesi ha ribadito l’intenzione di assumersi “piena responsabilità” della sua protezione. In pratica significa passare da una postura basata per decenni su un monitoraggio fortemente integrato con gli Stati Uniti a una postura più autonoma, almeno nella raccolta e gestione dei dati di sorveglianza.

Il GlobalEye viene descritto come un moltiplicatore di consapevolezza situazionale, utile per tracciare movimenti di aerei e missili e per osservare attività ostili anche dal mare. Non è un dettaglio, perché in uno scenario artico la distinzione tra minacce aeree e marittime tende a sfumare, e la capacità di mettere insieme segnali e tracce in un unico quadro operativo diventa la differenza tra una pattuglia “che guarda” e una pattuglia “che capisce”.

Qui arriva la prima nuance, che spesso non fa titolo. Alcuni analisti considerano il E-7 Wedgetail un AWACS più “puro”, più potente nella gestione di grandi battaglie aeree NATO e nella copertura radar continua a 360 gradi. Carney, scegliendo Saab, scommette che per le missioni di sovranità e lunga durata conta di più l’efficienza e l’adattamento al profilo artico che la massima potenza in uno scenario da guerra aerea ad alta intensità.

Sistema SAAB GlobalEye AEW&C
Sistema SAAB GlobalEye AEW&C

Saab GlobalEye e Bombardier Global 6500: sovranità industriale

La differenza che a Ottawa interessa davvero non è solo “che radar monta”, ma “su quale aereo”. Il Saab GlobalEye è basato sul Bombardier Global 6500, un business jet legato al Canada, mentre il Boeing E-7 poggia sulla cellula del 737, associata alla produzione statunitense. Nel linguaggio della difesa questo diventa un tema di sovranità industriale, manutenzione, aggiornamenti, catena logistica e capacità di intervenire senza chiedere permessi a mezzo mondo.

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Saab ha anche messo sul tavolo un elemento che, in negoziati del genere, sposta voti e burocrazia, condivisione di proprietà intellettuale e trasferimento di know-how per permettere costruzione, manutenzione e ammodernamenti in Canada. Non significa “autarchia”, ma significa più lavoro locale, più competenze e più controllo sui cicli di aggiornamento. Per un Paese che vuole ridurre la dipendenza da forniture USA, è un argomento che pesa.

Dentro questa partita c’è pure la politica industriale. Se la piattaforma è Bombardier, la filiera nazionale guadagna peso, e questo rende più facile difendere l’investimento davanti a opinione pubblica e Parlamento. Qui la critica è legittima, e circola anche nel dibattito canadese, quanto la scelta risponde a un’esigenza militare e quanto a un “premio” industriale? La linea è sottile, e in difesa spesso si finge che non esista.

Un altro dettaglio che complica la narrazione “europea contro americana”, il GlobalEye dichiarato per il Canada include circa 20% di contenuto statunitense. Quindi non è un taglio netto, è una diversificazione. Ma è sufficiente per cambiare il baricentro delle dipendenze, perché la parte critica non è la percentuale in sé, è dove stanno le autorizzazioni, il supporto software e le chiavi degli aggiornamenti.

Boeing E-7 Wedgetail: ritardi e costi entrano nel dossier

Il Boeing E-7 Wedgetail era il candidato “naturale” per un Paese inserito in NORAD e nella rete Five Eyes, anche perché lo stesso E-7 è stato scelto da Stati Uniti, Regno Unito e Australia. In un mondo ideale, scegliere lo stesso aereo significa formazione più semplice, procedure più vicine, scambio dati più lineare. Il fatto che Ottawa si sia sfilata da questa traiettoria racconta che la politica ha superato l’inerzia dell’interoperabilità.

Sul tavolo del Wedgetail pesano anche problemi pratici. Nel dibattito pubblico sono stati citati ritardi e sforamenti di costo del programma, un tema che in procurement militare non è mai neutro. Se un sistema arriva tardi, la finestra di minaccia non aspetta. Se costa più del previsto, taglia altre capacità, addestramento, ore di volo, manutenzione, e alla fine ti ritrovi con un aereo eccellente ma pochi soldi per farlo volare.

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Le stime open source citate dagli osservatori indicano una forchetta di circa 500-800 milioni di dollari per un GlobalEye “completo” a seconda dei pacchetti di supporto e infrastrutture, mentre un E-7 pu avvicinarsi o superare 1 miliardo di dollari in configurazioni di programma complete. Convertito in euro con un cambio indicativo, parliamo di circa 460-740 milioni per GlobalEye e circa 920 milioni o più per E-7. Sono numeri da prendere con cautela, ma danno l’ordine di grandezza.

Detto in modo diretto, se Ottawa vuole sei aerei e vuole anche sostenerli per decenni, la voce “costo di esercizio” diventa quasi più importante del prezzo d’acquisto. Il GlobalEye viene descritto come più economico da operare e più efficiente nei consumi, qualità coerenti con missioni lunghe di sorveglianza e presenza. Il Wedgetail resta, per molti, la scelta più robusta per una grande gestione della battaglia aerea, ma non è detto che sia la scelta più sostenibile per pattugliamenti artici ripetuti.

E-7 in servizio in Corea del Sud
E-7 in servizio in Corea del Sud

NORAD e Five Eyes: interoperabilità sotto pressione controllata

Il Canada non pu permettersi di “uscire” dal suo ecosistema di sicurezza, e non lo sta facendo. Appartiene al NORAD e al club Five Eyes, e questo impone standard di comunicazione, scambio dati e coordinamento operativo. Quindi la domanda vera non è “Europa o USA”, ma “quanto margine ha Ottawa per diversificare senza perdere efficacia con gli alleati”. Il governo sostiene che l’interoperabilità resterà, ma la prova sarà sul campo.

Un punto concreto è la gestione delle missioni combinate. Un AEW&C non è solo un radar volante, è un nodo di comando e controllo. Se gli Stati Uniti e altri alleati stanno investendo su E-7, scegliere GlobalEye significa costruire interfacce, procedure e addestramento che garantiscano lo stesso livello di integrazione. Non è impossibile, ma costa tempo e competenze, e non è un dettaglio da comunicato stampa.

Philippe Lagassé, docente a Carleton University, ha definito la scelta un test importante della politica di Carney di spostarsi lontano dalle capacità militari americane. È una frase che va letta senza dramma ma senza ingenuità. Se la decisione è un “test case”, allora ci saranno altri dossier dove Ottawa dovrà dimostrare che diversificazione non significa frammentazione, e che l’autonomia industriale non si traduce in sistemi isolati.

Qui entra la seconda nuance, quella che nei talk show diventa subito rissa. Se la diversificazione crea spazio politico per altre scelte, per esempio confermare programmi già avviati con gli Stati Uniti in altri settori, allora il GlobalEye pu essere visto come un bilanciamento, non come una rottura totale. Ma se diventa un precedente per preferire sempre alternative non USA, il rischio è di complicare la pianificazione continentale, proprio mentre l’Artico diventa più centrale nella postura di deterrenza.

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Caccia F-35A presso la base aerea di Eielson in Alaska
Caccia F-35A presso la base aerea di Eielson in Alaska

Un contratto da 3,35 miliardi che rafforza i legami con la Svezia

Il valore indicato di 3,35 miliardi per sei velivoli mette la scelta in una categoria politica, non solo tecnica. In Europa, la Svezia è un alleato NATO relativamente recente e ha interesse a consolidare rapporti con forze armate occidentali extraeuropee. Per Ottawa, lavorare con Saab significa anche costruire una relazione industriale e militare con un partner che sta aumentando il proprio peso nella sicurezza euro-atlantica.

Saab ha parlato di investimenti in ricerca e sviluppo in Canada come parte dell’intesa. Anche qui, non è solo “posti di lavoro”, è capacità di innovazione locale su sensori, mission system, manutenzione predittiva, aggiornamenti software. Chi ha seguito programmi militari sa che il vero potere sta nella possibilità di aggiornare rapidamente, senza aspettare cicli di approvazione esterni, soprattutto quando cambiano minacce e contromisure.

Il GlobalEye non era l’unica alternativa al Wedgetail. Nella fase di selezione era emersa anche l’opzione Aeris X di L3Harris. Il fatto che Ottawa abbia scartato entrambe le soluzioni americane rafforza la lettura geopolitica, non è un caso isolato ma una scelta di direzione. E qui si capisce perché la decisione viene letta come rottura di una tradizione, non tanto perché il Canada “non compra USA”, ma perché lo fa su un sistema simbolico per la difesa continentale.

Resta un ultimo punto, più tecnico ma decisivo. Alcune discussioni tra addetti ai lavori mettono in evidenza aspetti di configurazione radar e possibili “zone d’ombra” legate a geometrie della cellula e delle ali, un tema che in AEW&C è sempre sensibile. Non significa che il GlobalEye sia inadatto, significa che l’implementazione concreta, la dottrina d’impiego e i profili di missione dovranno essere costruiti con attenzione. Se Ottawa vuole davvero più sovranità sull’Artico, dovrà poi finanziare ore di volo, equipaggi, manutenzione e integrazione dati, perché senza quello anche il miglior sensore resta solo un acquisto costoso.

Fonti : Comunicato stampa del governo canadese

 

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