La Svizzera ha deciso di archiviare la propria flotta di M109, in servizio da oltre mezzo secolo, e di passare a un nuovo sistema d’artiglieria basato sull’AGM Artillery Gun Module da 155 mm installato su veicoli Piranha IV. Il contratto è stato firmato a Berna dall’Ufficio federale dell’armamento, con l’obiettivo di aumentare mobilità, protezione, portata utile e precisione rispetto al parco attuale.
Il programma prevede l’acquisto di un prototipo e di 32 sistemi di serie, più mezzi di supporto, addestramento, ricambi e documentazione. La tabella di marcia è scandita da tappe nette: prototipo completato nel 2027, prove nel 2028, consegne dei sistemi di serie a partire dal 2031. Dentro questo calendario c’è anche un passaggio politico non secondario, perché l’acquisizione deve essere sottoposta all’approvazione del Parlamento nel quadro del messaggio sull’esercito 2025.
Armasuisse firma con KNDS Deutschland il programma AGM su Piranha IV
La firma del contratto a Berna mette nero su bianco la scelta: il nuovo obice sarà l’AGM Artillery Gun Module di KNDS Deutschland integrato sul Piranha IV prodotto da GDELS-Mowag. Non è un dettaglio tecnico, è l’ossatura industriale del progetto. Da una parte c’è il modulo d’arma, dall’altra la piattaforma 1010 del veicolo, pensata per muoversi su strada e cambiare posizione di tiro con rapidità anche su terreni difficili. Il pacchetto d’acquisto non riguarda solo i 32 mezzi operativi. La Confederazione include un prototipo, veicoli e dotazioni per la logistica, addestramento, pezzi di ricambio e documentazione. Nel linguaggio della difesa questa voce “di contorno” pesa spesso quanto il mezzo principale, perché determina tempi di messa in servizio, disponibilità reale e costi lungo l’intero ciclo di vita. Sul punto, le comunicazioni ufficiali insistono sulla capacità di operare “in rete”, cioè connessi a catene di comando e sensori. La decisione arriva dopo una valutazione che, secondo quanto comunicato, ha incluso chiarimenti e test condotti tra gennaio 2023 e giugno 2024. Tradotto: non si tratta di una scelta presa in poche settimane, ma di un processo comparativo strutturato. Nel ventaglio dei sistemi considerati è stato citato anche un concorrente svedese, BAE Systems Bofors, segnale che la Svizzera ha guardato a più soluzioni prima di convergere sull’AGM su Piranha IV. C’è un punto che merita una nota critica, senza retorica: il costo complessivo non è stato reso pubblico nelle informazioni disponibili. Per un programma che include prototipo, serie, supporto e addestramento, l’assenza del dato economico limita la possibilità di valutare il rapporto costo efficacia e di confrontarlo con scelte simili in Europa. La trasparenza su importi e scadenze, nel tempo, sarà uno dei termometri per misurare la solidità dell’ammodernamento dell’artiglieria svizzera.

Gli M109 KAWEST WE, acquistati nel 1968, arrivano al limite operativo
La piattaforma che viene sostituita non è un nome astratto: gli obici in servizio hanno designazione ufficiale 15,5 cm M109 KAWEST WE e furono acquistati a partire dal 1968. Per decenni hanno rappresentato la colonna portante dell’artiglieria motorizzata, ma l’età media del sistema e la distanza tecnologica rispetto ai requisiti attuali rendono sempre più complesso mantenerli credibili, soprattutto quando si parla di sopravvivenza sul campo, tempi di reazione e integrazione digitale. Nel tempo gli M109 sono stati aggiornati più volte. Vengono citati un aumento dell’efficienza bellica nel 1995 e un programma di mantenimento del valore nel 2012. Dal 2021 è in corso un ulteriore prolungamento dell’utilizzo, con un obiettivo pragmatico: tenere il sistema in linea fino all’arrivo del sostituto. È un approccio tipico di molte forze armate europee, dove gli aggiornamenti “ponte” riducono il rischio di vuoti capacitivo, ma raramente risolvono i limiti strutturali di un progetto nato in un’altra epoca. Perché sostituire un semovente che “spara ancora”? Perché oggi la differenza la fanno mobilità e rapidità di riposizionamento, oltre alla precisione e alla gestione della catena di comando. Il messaggio che accompagna il nuovo programma parla di maggiore mobilità, protezione, distanza d’efficacia e precisione, con la capacità di agire rapidamente e cambiare posizione in tempi ridotti. In un contesto dove i sensori e la controbatteria accelerano i cicli di ingaggio, restare fermi troppo a lungo diventa un problema operativo. Qui va tenuta separata la comunicazione istituzionale dalla realtà dei tempi. La pianificazione parla di consegne dal 2031, mentre gli M109 devono reggere fino a quella data. Il rischio, per dirla senza giri di parole, è che l’ammodernamento arrivi quando una parte del parco attuale avrà bisogno di ulteriore manutenzione straordinaria. Non è propaganda, è gestione del rischio: più lunga è la transizione, più cresce la probabilità di costi aggiuntivi e di periodi con disponibilità ridotta di artiglieria pesante.
Il Piranha IV 1010 punta su mobilità stradale e tiro a 360 gradi
Il nuovo sistema si basa sul Piranha IV in configurazione 1010, indicato come vettore in grado di muoversi autonomamente su strada e di cambiare posizione di tiro rapidamente anche su terreni impegnativi. Per un Paese con infrastrutture dense e vallate che impongono percorsi obbligati, la mobilità stradale non è un dettaglio di brochure, è un requisito operativo. Muoversi velocemente tra aree di fuoco, riducendo il tempo esposto, è parte della sopravvivenza del sistema. Un elemento tecnico citato è la capacità di tiro a 360 gradi. In pratica significa ridurre vincoli di orientamento del mezzo rispetto al bersaglio, con benefici sulla rapidità di reazione e sulla scelta dei siti di tiro. In scenari complessi, dove la posizione ideale pu essere limitata da strade, pendenze o coperture, poter ingaggiare senza manovre lunghe del veicolo rende più credibile la promessa di “spara e spostati” che molte artiglierie moderne inseguono. Il modulo d’arma è descritto come non presidiato e controllato a distanza. È un passaggio delicato, perché la riduzione dell’esposizione dell’equipaggio è un vantaggio, ma aumenta la dipendenza da elettronica, diagnostica e catene di manutenzione. Se un componente critico si guasta, non basta la meccanica tradizionale. La Svizzera prova a mitigare il tema includendo già nel contratto addestramento, ricambi e documentazione, ma la prova vera arriverà con la disponibilità operativa nel tempo. Un dirigente commerciale di GDELS ha presentato l’accoppiata Piranha IV e AGM come un riferimento per prestazioni, precisione e manovrabilità. È una dichiarazione di parte, utile per capire come l’industria posiziona il prodotto, ma non sostituisce dati pubblici su prove comparative o indicatori di affidabilità. La valutazione istituzionale parla di offerta “più vantaggiosa”, ma senza numeri accessibili il giudizio resta difficile da verificare dall’esterno, soprattutto sul rapporto tra prestazioni e costi lungo il ciclo di vita.
Calendario 2027-2031: prototipo, test 2028 e consegne di serie
La tabella di marcia è uno dei pochi elementi davvero concreti: prototipo completato nel 2027, test nel 2028, consegne dei sistemi di serie dal 2031. Questo significa che, per diversi anni, la Svizzera resterà in una fase di transizione in cui l’M109 continua a garantire la capacità principale, mentre il nuovo sistema viene industrializzato e validato. In termini di pianificazione, è una finestra lunga, che richiede disciplina su manutenzione e addestramento. Il passaggio parlamentare previsto nel messaggio sull’esercito 2025 aggiunge un ulteriore livello di variabilità temporale. Non è un giudizio politico, è un fatto procedurale: l’ultima parola spetta al Parlamento, e le acquisizioni complesse possono subire aggiustamenti, richieste di chiarimenti o scaglionamenti. Per l’Esercito, questo si traduce in una necessità di mantenere margini di sicurezza, sia sulle scorte di ricambi degli M109 sia sulla capacità di assorbire eventuali slittamenti. Dentro il contratto entrano anche mezzi logistici e formazione. Questo aspetto spesso viene sottovalutato nel dibattito pubblico, ma è decisivo: un obice semovente 155 mm moderno richiede simulatori, procedure, personale tecnico e una filiera di manutenzione coerente. Se il sistema è pensato per operare “in rete”, serve anche l’integrazione con comunicazioni e sistemi di comando, che non si improvvisa in pochi mesi. Il fatto che questi elementi siano inclusi sin dall’inizio indica una lettura realistica del problema. Una fonte di incertezza, che non dipende solo dalla Svizzera, è la capacità industriale europea. Molti Paesi stanno investendo in munizioni e artiglieria, e questo pu creare colli di bottiglia su componenti, test e consegne. Non ci sono numeri pubblici nel caso svizzero per misurare il rischio, ma l’esperienza recente nel settore suggerisce prudenza. Se la consegna “dal 2031” è un inizio e non un completamento, la piena operatività potrebbe richiedere ulteriore tempo per addestramento e messa a regime.
Implicazioni per l’artiglieria svizzera tra rete, protezione e dibattito pubblico
Il messaggio centrale del programma è l’ammodernamento dell’artiglieria con un sistema più mobile, più protetto e più preciso. Nel lessico operativo questo significa ridurre i tempi tra acquisizione del bersaglio, autorizzazione e apertura del fuoco, con la capacità di cambiare posizione rapidamente. È un tipo di evoluzione coerente con le tendenze europee, dove la sopravvivenza dell’artiglieria dipende sempre più dal tempo di permanenza sul sito di tiro e dalla capacità di integrarsi in reti di sensori. La Svizzera, per tradizione, cerca soluzioni che si adattino a un territorio complesso e a un modello di difesa che privilegia prontezza e resilienza. Scegliere un sistema su ruote come il Piranha IV pu essere letto in questa chiave, perché facilita spostamenti rapidi su infrastrutture esistenti. Dall’altra parte, resta il tema dell’impiego reale in terreni molto accidentati e in condizioni invernali severe. La comunicazione parla di capacità in terreni “sfidanti”, ma i dati pubblici sulle prove non sono disponibili. Un altro punto riguarda la percezione pubblica. Ogni investimento in sistemi d’arma, anche difensivi, genera discussioni su priorità e costi opportunità. Qui la mancanza di un importo ufficiale rende più difficile un confronto informato. In un sito che si occupa di storia militare e armamenti vale una regola semplice: distinguere tra obiettivi dichiarati e risultati misurabili. L’obiettivo dichiarato è chiaro, sostituire gli M109 e ottenere un salto di mobilità e precisione; il risultato si misurerà su disponibilità, addestramento, affidabilità e tempi effettivi di consegna. Infine c’è un aspetto industriale nazionale: la piattaforma è prodotta da GDELS-Mowag, realtà radicata in Svizzera, mentre il modulo d’arma arriva da KNDS Deutschland. Questa combinazione consente un ritorno industriale interno almeno sulla parte veicolare e su parte del supporto, ma non elimina la dipendenza da catene di fornitura transfrontaliere per componenti critici. In un’Europa che riscopre la logistica come fattore strategico, anche la sostenibilità della manutenzione e la disponibilità di ricambi diventano parte della capacità, non solo un tema amministrativo.
Fonti : Esercito svizzero

