La Russia pensava di dominare i cieli ma il Rafale sorprende con il MICA NG supersonico, ingaggia droni a 150 km e ne sono attesi 567

La Russia pensava di dominare i cieli ma il Rafale sorprende con il MICA NG supersonico, ingaggia droni a 150 km e ne sono attesi 567

Un Rafale ha effettuato il primo lancio in volo supersonico del nuovo MICA NG il 1 giugno 2026, in una prova guidata dalla DGA sul poligono “Méditerranée” dedicato ai test missilistici.

Il dato operativo che fa più rumore è la portata dichiarata, fino a 150 km a seconda del profilo d’ingaggio, con l’obiettivo di rinnovare una delle armi aria-aria centrali dell’aviazione francese. La prova non è un semplice passaggio di routine. Lanciare un missile aria-aria quando il caccia vola oltre Mach 1 significa sottoporre sensori e aerodinamica a stress termici e vibrazioni più severi del normale. Il tiro viene presentato come un “jalon” verso la qualifica e l’integrazione completa sul Rafale, dentro un programma che prevede 567 missili operativi complessivi, destinati a sostituire progressivamente le versioni precedenti nel prossimo decennio.

La DGA valida il tiro supersonico del 1 giugno 2026

Il lancio è stato condotto da un velivolo “strumentato”, cioè equipaggiato con sensori e telemetria per misurare in dettaglio ci che accade dal distacco del missile fino alle fasi iniziali del volo. Il test si è svolto sul sito mediterraneo della DGA specializzato in prove missilistiche, con un dispositivo che coinvolge anche industria e forze armate, perché ogni parametro raccolto serve a sbloccare le tappe successive della qualifica.

Qui il punto non è solo dimostrare che il missile “parte”. La prova viene descritta come la validazione della catena completa di impiego della versione a guida infrarossa, con prestazioni associate, in un contesto “molto esigente”. In altre parole, si testa il comportamento del sistema in una condizione che, in combattimento, pu capitare quando un Rafale accelera per prendere vantaggio energetico o per uscire da una minaccia.

La dimensione supersonica conta perché mette alla prova l’autodirettore IR: trasportare e lanciare a velocità elevate significa esporre la sezione anteriore del missile a riscaldamento aerodinamico e a un ambiente più “sporco” dal punto di vista delle turbolenze. Il test viene presentato come un passaggio mirato proprio a misurare la tenuta del seeker in queste condizioni, non come un’esibizione di velocità fine a sé stessa.

Dietro questa prova c’è anche un lavoro di preparazione lungo, con campagne di test in volo e il coinvolgimento di più centri prova. È un dettaglio che pesa, perché indica che la qualifica non si gioca su un singolo evento. Il messaggio operativo è chiaro: il MICA NG deve essere affidabile quando il Rafale opera ai limiti dell’inviluppo, non solo nelle condizioni “da brochure”.

Lancio del missile MICA NG da un Rafale in volo supersonico durante il test DGA del 1° giugno 2026. Credito fotografico: Dassault Aviation
Lancio del missile MICA NG da un Rafale in volo supersonico durante il test DGA del 1° giugno 2026. Credito fotografico: Dassault Aviation

MBDA introduce il motore bi-impulso e la portata fino a 150 km

La novità tecnica più citata è la propulsione a doppio impulso. Il principio è semplice da spiegare, ma difficile da realizzare: una prima spinta accelera subito dopo il lancio, mentre una seconda spinta pu essere attivata più avanti nell’ingaggio, tipicamente nella fase terminale. Il vantaggio è conservare energia e manovrabilità quando la distanza aumenta, cioè quando molti missili tendono a “morire” cinematicamente.

Su numeri e promesse, il programma parla di un incremento di portata fino a circa il 40% rispetto al MICA standard, con una distanza d’ingaggio stimabile fino a 150 km in certe condizioni. Non è una cifra astratta: a quelle distanze, la gestione dell’energia terminale diventa decisiva contro bersagli che manovrano o che cercano di costringere il missile a consumare velocità con virate e cambi di quota.

La spinta terminale è rilevante anche contro minacce non “classiche”: missili da crociera su traiettorie imprevedibili e bersagli che puntano a far fallire l’intercetto per esaurimento cinetico. È un cambio di prospettiva rispetto a un’arma pensata solo per il dogfight. In più, viene indicata una manovrabilità fino a +50G, dato che, se confermato nella qualifica completa, amplia la finestra utile contro bersagli agili.

Qui arriva la prima nota critica, senza giri di parole: la portata dichiarata è sempre “dipendente dal profilo”. Quota, velocità del lanciatore, assetto, condizioni meteo e geometria dell’ingaggio possono cambiare molto i chilometri reali. Per chi legge, conviene interpretare i 150 km come un massimo teorico credibile, non come una garanzia identica in ogni missione, soprattutto quando il bersaglio è piccolo e si muove in modo irregolare.

Il nuovo seeker IR e l’AESA RF puntano su droni e contromisure

Il MICA è un’arma “a due teste”, perché esiste in versione a guida infrarossa e in versione elettromagnetica. Nel MICA NG, l’autodirettore IR viene annunciato con sensibilità aumentata, con l’obiettivo di restare efficace anche contro bersagli a bassa emissività, come caccia con ridotta segnatura e droni. È qui che la prova supersonica diventa più di un test di separazione: si valuta proprio la resa del seeker in condizioni fisiche dure.

Sull’altro ramo, la guida RF viene associata a una piccola antenna AESA, con la promessa di maggiore efficacia, migliore resistenza al disturbo e capacità “ogni tempo”. In scenari moderni, la guerra elettronica non è un dettaglio: jamming, decoy e tecniche di inganno cercano di far perdere l’aggancio o di spostare il punto di mira. L’idea di un seeker più robusto è coerente con l’evoluzione delle difese aeree e delle scorte elettroniche.

Un altro elemento citato è la miniaturizzazione dell’elettronica di bordo. Tradotto, significa più spazio per il propellente e più margine per irrobustire il missile contro contromisure. Sono scelte che non fanno titolo come “Mach” o “chilometri”, ma che spesso determinano la differenza tra un intercetto riuscito e uno mancato, soprattutto quando il bersaglio è piccolo, caldo poco e manovra vicino al terreno o tra disturbi.

La promessa più operativa è l’ingaggio a 360 gradi, legato a designazione off-boresight, acquisizione dopo il lancio e prestazioni del seeker. In pratica, il caccia non deve per forza “mettere il muso” sul bersaglio prima di sparare. È un vantaggio in un combattimento confuso, con più tracce e minacce che arrivano da settori diversi. Ma anche qui serve prudenza: 360 gradi non significa che ogni tiro sia facile, significa che il sistema è progettato per gestire geometrie più complesse.

Il MICA NG rimpiazza i MICA attuali nelle flotte francesi

Il MICA equipaggia i Rafale francesi dai primi anni 2000 come missile d’intercettazione, combattimento e autodifesa. È considerato l’arma aria-aria “di base” del velivolo, capace di coprire sia il corto raggio sia ingaggi oltre la vista, in complemento ad altre capacità. L’arrivo del MICA NG serve a mantenere la superiorità nello spazio aereo contestato, adattando l’armamento all’evoluzione delle minacce.

Il piano di approvvigionamento parla di 567 missili operativi, oltre a munizionamento per addestramento, per rinnovare progressivamente gli stock esistenti. Il programma è entrato nella fase di realizzazione a fine 2018 con un primo ordine fermo di 200 unità, poi un secondo contratto nel 2021 ha portato il totale a 567. È un volume che suggerisce una sostituzione su larga scala, non un lotto “di nicchia”.

La sostituzione viene descritta come progressiva e distribuita nel decennio, includendo non solo Rafale ma anche flotte Mirage citate nel piano di rinnovamento. Il punto industriale è altrettanto concreto: una linea di produzione deve reggere ritmi compatibili con esigenze interne e, potenzialmente, con richieste export. Nel clima europeo attuale, la disponibilità di munizioni guidate è diventata un indicatore di credibilità, non solo una voce di bilancio.

C’è anche una realtà meno comoda: le consegne attese per il 2026 non sono state rispettate secondo quanto indicato nelle comunicazioni pubbliche sul programma. Non è uno scandalo automatico, i programmi missilistici sono complessi, ma è un promemoria: tra un tiro riuscito e una capacità pienamente disponibile in reparto ci sono ancora test, qualifiche, certificazioni e addestramento. Se i calendari slittano, la finestra di transizione con i vecchi MICA si allunga.

Un missile da 1,5 milioni contro droni: vantaggi e limiti

Il MICA è già stato impiegato con efficacia contro velivoli senza pilota, cioè droni, e questa esperienza pesa nel racconto attorno al MICA NG. Se un seeker IR più sensibile e una migliore resistenza alle contromisure aumentano la probabilità di kill, il valore operativo è evidente: protezione di basi, scorte aeree, difesa di assetti ad alto valore, intercetto di minacce che entrano in profondità.

Ma c’è un dato che non puoi ignorare: il costo unitario indicato per un MICA è attorno a 1,5 milioni di euro. Contro un drone economico, la matematica pu diventare scomoda. In uno scenario di saturazione, con molti bersagli a basso costo, sparare missili sofisticati rischia di essere un problema di sostenibilità, più che di capacità tecnica. È il classico paradosso: puoi colpire, ma a che prezzo e per quanto tempo?

Qui entrano in gioco le scelte di ingaggio. Un ufficiale dell’Aeronautica, che chiameremo Marco perché non parla a nome dell’istituzione, riassume il dilemma in modo diretto: “Se il drone sta per colpire un’infrastruttura critica, il missile è giustificato. Se è un bersaglio marginale, devi avere alternative”. Il MICA NG non risolve da solo il problema costo-efficacia, ma amplia la gamma di bersagli ingaggiabili e le distanze a cui farlo.

Il test supersonico del 1 giugno 2026 va letto anche in questa chiave: dimostrare che il missile funziona quando il caccia opera in regime energetico alto, cioè quando serve reagire in fretta e a distanza. È una capacità utile contro minacce veloci e manovranti, non solo contro droni lenti. La vera misura sarà la sequenza dei prossimi tiri, a diverse altitudini e velocità, fino a completare la qualifica nelle varie configurazioni, perché la guerra aerea non offre condizioni “da laboratorio”.

Fonti : Ministero della Difesa francese

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