Un veicolo anfibio thailandese batte i rivali mondiali e conquista un contratto di esportazione

Un veicolo anfibio thailandese batte i rivali mondiali e conquista un contratto di esportazione

Un blindato anfibio prodotto in Thailandia ha ottenuto un contratto di esportazione dopo una selezione internazionale in cui ha superato rivali considerati di riferimento nel segmento.

Il mezzo, secondo le informazioni disponibili, deriva dalla piattaforma SUPERAV 8×8, nota in ambito NATO per essere alla base di programmi occidentali già in servizio. La notizia interessa non solo per il risultato commerciale, ma per quello che segnala sul mercato: i veicoli anfibi non sono più un club ristretto di pochi produttori storici. Dall’Asia al Mediterraneo, le catene industriali si intrecciano, le piattaforme vengono adattate a requisiti nazionali e i contratti si giocano su prove in acqua, protezione e sostenibilità dei costi. E qui conviene tenere la testa fredda, distinguendo i dati verificabili dal linguaggio promozionale.

La Thailandia punta sul SUPERAV 8×8 per l’export

Il punto fermo è che il veicolo presentato come vincitore della competizione per l’export è basato sul SUPERAV 8×8. Questa piattaforma è conosciuta perché ha generato una famiglia di mezzi anfibi moderni e perché, in cooperazione industriale con partner statunitensi, è stata scelta per programmi di grande visibilità. Per Bangkok è un messaggio chiaro: non si tratta di un progetto “esotico” isolato, ma di un prodotto che si appoggia a un’impostazione tecnica già vista e validata in ambito internazionale. Quando si parla di esportazione nel settore difesa, il valore non è solo economico. Un contratto estero implica assistenza, ricambi, addestramento, manualistica, pacchetti logistici e, spesso, trasferimenti di capacità industriale. Se il cliente chiede personalizzazioni, il produttore deve dimostrare di saper gestire integrazioni, test e certificazioni. È qui che un telaio 8×8 anfibio “maturo” pesa più di una brochure brillante. La selezione contro “rivali globali” viene presentata come una vittoria netta, ma il dato davvero utile, per chi legge, è il criterio implicito: un veicolo anfibio deve fare bene due lavori diversi, muoversi a terra come un 8×8 moderno e navigare con margine di sicurezza in condizioni reali. Questo raddoppia la complessità e restringe il campo. Le gare si vincono spesso su affidabilità e pacchetto di supporto, non solo su prestazioni di picco. Un elemento di cautela: i comunicati e i canali specializzati tendono a enfatizzare il “batte tutti”. Senza accesso ai report di prova e ai requisiti del cliente, è difficile pesare quanto abbiano contato prezzo, tempi di consegna, offset industriali o vincoli politici. Quello che si può dire con prudenza è che la Thailandia sta cercando un posizionamento credibile nel segmento, sfruttando una base tecnica riconoscibile.

Le prestazioni note del VBA italiano: 105 km/h e navigazione oltre Sea State 3

Per capire il contesto tecnico, aiuta guardare alla versione italiana della stessa famiglia: il VBA (Veicolo Blindato Anfibio) destinato alla Marina. Dati divulgati in occasione di visite istituzionali e presentazioni industriali indicano una velocità su strada fino a 105 km/h, con un motore FPT Cursor 16 da 700 HP e trasmissione automatica a 7 rapporti. Numeri che collocano il mezzo nel segmento alto degli 8×8 per mobilità. La parte anfibia è quella che fa selezione. La piattaforma impiega due eliche posteriori azionate idraulicamente e viene descritta capace di navigare oltre Sea State 3, con velocità di circa 6 nodi, cioè circa 11 km/h. Per un mezzo corazzato, non è un dettaglio: significa poter operare in un mare non “da cartolina”, riducendo la dipendenza da condizioni perfette e aumentando le finestre operative per uno sbarco o un trasferimento costiero. La protezione è citata come elevata su tre fronti: balistica, mine e IED. Qui, per correttezza, va detto che senza livelli STANAG pubblicati non si può quantificare. Ma il fatto che la piattaforma sia stata selezionata per impieghi anfibi moderni suggerisce un bilanciamento tra massa, galleggiamento e protezione, uno dei compromessi più difficili da gestire. Più corazzatura significa più peso, e più peso significa più spinta necessaria in acqua. Sul piano dei sistemi, per il VBA italiano viene indicata una torretta remotizzata HITROLE Light con arma da 12,7 mm e sistemi C4 di ultima generazione. Questo è rilevante per l’export thailandese per un motivo pratico: i clienti spesso chiedono integrazioni specifiche, dalla mitragliatrice pesante a sensori e radio nazionali. Una piattaforma che nasce già con architettura digitale e integrazione di torretta ha un vantaggio concreto nei tempi di consegna.

Il contratto italiano da 36 VBA e la linea IDV di Bolzano

In Italia, il programma VBA ha un perimetro definito: la Direzione degli Armamenti Terrestri ha firmato un contratto per 36 veicoli destinati alla Marina, nell’ambito del rinnovamento della flotta mezzi e dell’aumento della capacità nazionale di proiezione dal mare. La presenza di un ordine nazionale è un indicatore industriale importante, perché garantisce una base di produzione e un ciclo di miglioramenti legati all’uso operativo. La produzione è collegata allo stabilimento di Bolzano, dove una delegazione di Marina e componenti dell’amministrazione difesa ha potuto vedere il primo esemplare uscito dalla linea. Questo tipo di passaggio non è una cerimonia vuota: segnala che il programma è entrato nella fase concreta di industrializzazione, con impatti su fornitori, collaudi, formazione degli equipaggi e predisposizione del supporto tecnico. Il legame con l’export thailandese sta nel “curriculum” della piattaforma. Quando un cliente straniero valuta un blindato anfibio, guarda chi lo usa già e con quali risultati. Un ordine da 36 mezzi non è enorme rispetto ai grandi programmi terrestri, ma nel mondo anfibio è una cifra significativa, perché le unità specializzate sono numericamente più piccole e i mezzi sono più costosi da progettare e certificare. Va aggiunta una nota critica, senza girarci intorno: il mercato tende a confondere piattaforma e prodotto finale. Il fatto che un mezzo thailandese sia “basato su” SUPERAV non significa che sia identico al VBA italiano. Cambiano allestimenti, sensori, pacchetti di protezione e spesso anche la qualità della catena di assemblaggio. Per questo, quando si legge “vince sui rivali”, conviene chiedersi sempre: in quale configurazione e con quale supporto logistico incluso?

Spagna, VACIM e 34 mezzi: un benchmark europeo da 370 milioni

Un secondo riferimento europeo utile è la collaborazione tra Italia e Spagna per un veicolo anfibio destinato alla fanteria di marina spagnola, nell’ambito del programma VACIM. Le informazioni disponibili parlano di un investimento stimato in circa 370 milioni di euro e di un orizzonte temporale fino al 2030. È un ordine di grandezza che aiuta a capire quanto pesino ricerca, integrazione e industrializzazione in questo segmento. Nel dettaglio del piano citato sui canali industriali, l’acquisizione prevede 34 veicoli 8×8 basati su SUPERAV, con una ripartizione che fa capire le esigenze reali di una forza anfibia: 28 trasporto truppe, 2 posti comando, 2 recupero e 2 ambulanze. Non è solo “un blindato”, è una piccola flotta con ruoli diversi, e questo aumenta il valore del contratto. La parte industriale evidenzia un modello frequente in Europa: adattamento e consegna finale svolti in Spagna, con un integratore nazionale e una piattaforma fornita da un partner estero. Per l’export thailandese, questo è un precedente importante, perché molti clienti chiedono offset e lavorazioni locali. Chi riesce a offrire una soluzione modulare, con trasferimento controllato di attività, parte avvantaggiato. Dal punto di vista dell’armamento, per la versione spagnola viene citata l’integrazione di torrette con 12,7 mm e la predisposizione della piattaforma per sistemi remotizzati fino a 40 mm. È un promemoria: il valore di un veicolo anfibio moderno sta anche nella scalabilità, cioè nella possibilità di passare da una configurazione “leggera” a una più armata senza riprogettare tutto. Ma ogni salto di calibro porta con sé costi, addestramento e logistica più impegnativi.

Mercato dei mezzi anfibi: competizione, costi e propaganda da filtrare

Il mercato dei mezzi anfibi corazzati è piccolo ma strategico. Le marine e le brigate anfibie cercano piattaforme capaci di operare da unità navali e di muoversi poi su strada e fuoristrada con la stessa affidabilità di un 8×8 terrestre. Questo restringe l’offerta, ma aumenta anche la competizione su gare internazionali dove contano tempi, pacchetti di supporto e interoperabilità con standard alleati. Dentro questa competizione, la notizia della Thailandia che conquista un contratto di esportazione è un segnale di spostamento: non solo “i soliti noti” occidentali. Per il cliente finale, può voler dire prezzi più competitivi o condizioni industriali più flessibili. Per i concorrenti, significa dover dimostrare valore su tutto il ciclo di vita, non solo sul mezzo consegnato il primo giorno. Un aspetto spesso sottovalutato è il costo di esercizio. Un blindato anfibio richiede manutenzione sia come veicolo terrestre sia come piattaforma nautica: tenute, sistemi idraulici delle eliche, controlli anticorrosione, addestramento specifico. Nelle gare, questi elementi entrano nei calcoli di costo totale. È anche il terreno dove la propaganda attecchisce, perché è difficile per il pubblico verificare numeri e tassi di disponibilità operativa. Qui la regola pratica è semplice: separare il fatto dal racconto. Il fatto è l’aggiudicazione di un contratto export e l’uso di una base tecnica SUPERAV 8×8 già presente in programmi europei e statunitensi. Il racconto è l’idea che una singola vittoria dimostri automaticamente superiorità assoluta. L’evoluzione dipenderà da consegne, supporto, prestazioni in servizio e dalla capacità di reggere la pressione logistica quando il mezzo smette di essere un prototipo e diventa flotta.

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