La Polonia firma un contratto da 4,4 miliardi di euro per tre sottomarini Saab A26

La Polonia firma un contratto da 4,4 miliardi di euro per tre sottomarini Saab A26

La Polonia ha firmato a Gdynia un contratto da circa 4,8 miliardi di dollari, pari a circa 4,42 miliardi di euro (al cambio 0,92), con la svedese Saab per l’acquisto di tre sottomarini di classe A26.

L’intesa rientra nel programma Orka, avviato nel 2014 per rinnovare una componente subacquea considerata critica nel Baltico. La firma, avvenuta il 29 giugno nella città portuale dove è basata una parte rilevante della flotta, è stata presentata dalle autorità come un passaggio atteso da anni. Il contratto prevede anche lo sviluppo di capacità di manutenzione e revisione in territorio polacco, un elemento industriale che pesa quanto la piattaforma militare. Le consegne, secondo le indicazioni diffuse, dovrebbero completarsi nel 2038, un orizzonte che impone scelte ponte per addestramento e continuità operativa.

La firma a Gdynia e il valore da 4,42 miliardi

Il contratto è stato siglato a Gdynia, sulla costa baltica, in un contesto politico di alto profilo, con la presenza dei vertici di governo e della difesa di Polonia e Svezia. La scelta della sede non è casuale: Gdynia è uno dei punti nevralgici della marina polacca e, dal punto di vista comunicativo, consente di legare l’accordo a un luogo simbolo della postura navale nel Baltico. Il valore indicato da Saab è di circa 47 miliardi di corone svedesi, corrispondenti a 4,8 miliardi di dollari, cioè circa 4,42 miliardi di euro. Si tratta di una cifra che colloca Orka tra i programmi più rilevanti dell’ammodernamento navale polacco degli ultimi decenni. Un dato da tenere a mente, però, è che il numero “tondo” tende a diventare slogan, mentre il contenuto concreto dipende da cosa include il pacchetto, addestramento, supporto, infrastrutture e scorte. La tempistica è un altro punto centrale: le consegne dovrebbero essere completate nel 2038. In termini pratici significa che l’effetto pieno sulla linea operativa non sarà immediato. Per una forza armata che insiste sul rafforzamento rapido delle capacità, questo calendario è un compromesso tipico dei grandi programmi navali, dove progettazione, costruzione e integrazione dei sistemi richiedono anni. Nelle dichiarazioni ufficiali, il ministro della Difesa Wadysaw Kosiniak-Kamysz ha definito gli A26 come unità “di quinta generazione” e adatte a missioni nel Baltico, includendo anche compiti per forze speciali e l’impiego di droni controllati dal battello. Qui serve una nota di prudenza: l’etichetta “quinta generazione” non è uno standard tecnico univoco nel settore subacqueo e spesso è usata per sintetizzare un insieme di miglioramenti, sensori, discrezione, automazione, senza un criterio condiviso come avviene in altri ambiti.

Saab A26 nel programma Orka, dalla selezione 2025 al contratto 2026

Il programma Orka è stato lanciato nel 2014 con l’obiettivo di sostituire la componente subacquea esistente, indicata come bisognosa di rinnovamento. La selezione dell’offerta svedese è stata ufficializzata il 26 novembre 2025, quando Saab Kockums ha superato concorrenti di più Paesi, un passaggio che ha preparato la firma del contratto nel giugno 2026. La competizione è stata descritta come ampia, con interessi industriali e strategici intrecciati. In Europa, la partita dei sottomarini convenzionali è anche una partita di filiere, cantieri, sistemi di combattimento, sensori, supporto logistico. Per Varsavia, scegliere un fornitore significa anche scegliere un modello di cooperazione e un livello di autonomia nel ciclo di vita, dalla manutenzione alle modernizzazioni. Le informazioni disponibili sulle caratteristiche della piattaforma parlano di un sottomarino diesel-elettrico con sistema AIP (propulsione indipendente dall’aria), tecnologia che punta ad aumentare l’autonomia in immersione e la discrezione. Su un teatro come il Baltico, dove la sorveglianza e la guerra antisommergibile sono intense, la capacità di restare immersi più a lungo senza emergere spesso è un moltiplicatore operativo, ma non è una “garanzia” di superiorità, perché dipende da addestramento, tattiche e contromisure avversarie. Non tutti i dettagli sono pubblici, e questo è normale in programmi di difesa. Resta però un punto di attenzione emerso nel dibattito: in Polonia sono state espresse preoccupazioni sull’assenza di missili da crociera a bordo dei futuri Orka. È una discussione concreta, perché incide su deterrenza e profondità di ingaggio. Dall’altro lato, integrare armamenti di quel tipo implica scelte politiche, autorizzazioni, costi e architetture di lancio, quindi non è un semplice “optional”.

Capacità operative A26, AIP, droni e forze speciali nel Baltico

Le descrizioni tecniche circolate sull’Saab A26 indicano una piattaforma lunga circa 66 metri, larga 6,75 metri, con dislocamento in immersione intorno a 1.900 tonnellate. L’equipaggio standard è indicato in 26 persone, con capacità di arrivare fino a 35 quando imbarca personale aggiuntivo, per esempio per missioni con forze speciali. Sono numeri che suggeriscono un progetto orientato a una gestione relativamente “snella”, ma la sostenibilità reale dipende dai turni e dal profilo missione. Nel Baltico, mare relativamente chiuso e ricco di infrastrutture critiche, la componente subacquea è spesso legata a compiti di sorveglianza, raccolta informativa e protezione di linee e nodi sensibili. Nelle dichiarazioni del ministero polacco si è parlato di supporto alla “gestione e protezione” dell’architettura di sicurezza del Baltico. È un modo per collegare i sottomarini non solo alla difesa costiera, ma anche alla sicurezza di cavi, condotte e traffici, tema diventato più visibile dopo episodi di danneggiamento e sospette interferenze nella regione. Un elemento citato dalle autorità è la possibilità di “sciami di droni” controllati dal sottomarino. La formulazione è ambiziosa e merita cautela: senza dettagli, non è chiaro se si parli di droni subacquei, di superficie o di piccoli sistemi lanciabili. In ogni caso, l’integrazione di sistemi senza equipaggio richiede dottrine, comunicazioni sicure e procedure di recupero, e non si traduce automaticamente in capacità pronta all’uso dal primo giorno. Su sensori e identificazione minacce, altre descrizioni dell’A26 citano sistemi optronici su albero e sonar attivi e passivi. Sono componenti standard per un sottomarino moderno, ma la differenza la fanno l’integrazione e la qualità del software, oltre alla formazione degli operatori. Il rischio comunicativo, quando si parla di “più avanzato”, è scivolare nella retorica. La realtà è più prosaica: anche il miglior battello è vulnerabile se impiegato male, e la superiorità nel Baltico dipende da un ecosistema, pattugliatori, elicotteri ASW, sensori fissi, intelligence.

Manutenzione in Polonia e il nodo industriale MRO con l’industria locale

Saab ha dichiarato l’impegno a sviluppare in Polonia capacità di MRO, manutenzione, riparazione e revisione, in stretta partnership con l’industria nazionale. Per Varsavia è un punto chiave: senza una base MRO, ogni fermo tecnico diventa dipendenza esterna, con tempi e costi che possono crescere. Nel ciclo di vita di un sottomarino, la voce “supporto” pesa spesso quanto l’acquisto iniziale, e talvolta di più. Costruire capacità MRO non significa solo aprire un capannone: servono personale certificato, catene di approvvigionamento, procedure di sicurezza, documentazione tecnica e accesso ai ricambi. In più, la manutenzione subacquea richiede infrastrutture specifiche, bacini, officine per componenti critici, e una relazione stabile con il costruttore. È il tipo di trasferimento industriale che, se realizzato, produce competenze riutilizzabili su altri programmi navali, ma che può anche incontrare attriti, tempi lunghi e costi sottostimati. Dal punto di vista europeo, l’accordo si inserisce in una dinamica dove i Paesi cercano più autonomia industriale pur restando dentro filiere integrate. Qui c’è un angolo italiano concreto, senza forzature: l’Italia dispone di una tradizione cantieristica e di difesa navale con attori come Fincantieri, e ha esperienza su sottomarini convenzionali moderni. Non significa che Roma sia parte del contratto Orka, ma è un riferimento utile per capire come, in Europa, la competizione e la cooperazione industriale convivano nello stesso mercato. Il confronto con la gestione del supporto in altri programmi mostra un punto critico: se la capacità MRO locale viene promessa ma non finanziata adeguatamente, o se non si chiarisce chi fa cosa tra marina, industria nazionale e costruttore, il risultato può essere un collo di bottiglia. È una critica tecnica, non ideologica. Per la marina polacca, che dovrà addestrare equipaggi e mantenere prontezza, la disponibilità reale delle unità, più che il numero sulla carta, sarà il parametro decisivo.

La soluzione “gap filler” HMS Södermanland e il confronto con U212 Todaro

Accanto al contratto per i tre A26, la Polonia punta ad acquisire con urgenza un battello “ponte” per le operazioni nel Baltico e per l’addestramento. La soluzione indicata è la svedese HMS Södermanland, pensata come “gap filler” per colmare il vuoto fino all’arrivo dei nuovi sottomarini. È una scelta tipica quando i tempi di consegna sono lunghi: senza un mezzo scuola e una piattaforma per mantenere competenze, la forza subacquea rischia di perdere know-how. In pratica, un battello ponte serve a far navigare i futuri equipaggi, addestrare manutentori, mantenere procedure e cultura operativa. Ma non è una scorciatoia: integrare un’unità usata in una nuova marina richiede adattamenti, ricambi, standard di sicurezza, e soprattutto ore di mare. Il valore del “gap filler” non si misura in comunicati, ma nella capacità di ridurre il rischio di transizione quando i nuovi A26 entreranno in servizio. Per il pubblico italiano, il paragone più immediato è con i sottomarini della classe Todaro (U212A) in servizio nella Marina Militare. Si tratta di un riferimento utile per contestualizzare, senza sovrapporre programmi diversi: anche nel caso italiano, la credibilità della componente subacquea dipende da addestramento, manutenzione e disponibilità, non solo dalle specifiche. Inoltre, in Europa il tema AIP è comune ai sottomarini convenzionali moderni, anche se le soluzioni tecniche e le architetture differiscono. Resta un dato politico-strategico: Varsavia investe molto nella difesa e vuole capacità credibili nel Baltico, ma il calendario al 2038 impone una gestione attenta delle aspettative. Presentare l’accordo come “risposta immediata” sarebbe fuorviante. L’impatto reale arriverà per gradi, con il battello ponte, la costruzione delle infrastrutture MRO, la formazione degli equipaggi e, solo alla fine, l’entrata in linea completa dei tre Saab A26 del programma Orka.

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